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Contest

Iniziative speciali, concorsi, eventi a tema per raccontare il territorio del Friuli Venezia Giulia anche attraverso le tue esperienze!

Blogger per caso

I NOSTRI INVIATI

Ecco qui i 4 vincitori di Blogger Per Caso, il concorso organizzato in collaborazione con Turisti Per Caso, che sono diventati i nostri inviati speciali in nel nostro Friuli Venezia Giulia.

Elena Roppa alias “Elena_FVG”, Serena “Jambalaya” Ferti, Valentina Macciotta alias “Valemac82″ e Alberto “Ladal22″ Rosa hanno superato una selezione di oltre cento iscritti e sono stati eletti vincitori del concorso dalla giuria composta da dalla redazione di turistipercaso.it e dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Per loro però la vera sfida sta nel mettersi in viaggio e raccontarci in diretta il loro percorso. Grazie ai loro reportage li seguiremo da vicino, interagendo con loro durante tutto il tragitto.

Alberto ha viaggiato in Friuli Venezia Giulia a metà dicembre. Scopri i suoi racconti nei post di questa pagina!

Borghi del Friuli Venezia Giulia
Copertina Borghi friuli Venezia Giulia

Nel nostro viaggio da #bloggerpercaso sottosopra, abbiamo visitato due delle cinque grotte principali del Friuli Venezia Giulia ed abbiamo degustato alcune delle prelibatezze tipiche di questa terra. Il nostro breve road trip ci ha fatto conoscere delle località interessanti, che abbiamo incontrato lungo l’itinerario che avevamo disegnato. Sono quasi tutte piccole realtà e si possono visitare in mezza o in una giornata, perfette se volete spostarvi in zone diverse ed avete a disposizione solo un weekend. Ecco, in ordine, i borghi del Friuli Venezia Giulia che abbiamo visitato:

Aiello del Friuli

Aiello del Friuli (Dael in friulano) è una piccolo paese adagiato nella bassa pianura friulana che sembra assomigliare a tanti altri, ma passeggiando per le sue vie, osservando le pareti delle case, vi accorgerete che questo luogo è speciale. Aiello, di antica tradizione rurale, è stato soprannominato “Paese delle Meridiane“, perché qui si possono ammirare 70 meridiane, gli antichi orologi solari, di stili e periodi diversi.

[caption id="attachment_8136" align="alignnone" width="580"]aiello del friuli meridiana Casa Comar - Virgulini Casa Comar – Virgulini[/caption]

Potete decidere di passeggiare senza una particolare meta oppure prendere una mappa gratuita messa a disposizione dal Circolo Culturale “Navarca”, per esplorare tutte le zone, seguendo l’itinerario che preferite, ammirando le particolarità e individuando i motti di ciascuna meridiana. La domenica il Circolo Culturale è disponibile (su prenotazione, per gruppi) per effettuare delle visite guidate e il nostro consiglio è di non perdere questa opportunità perché è l’unico modo per scoprire curiosità che non potrete reperire da nessun’altra parte. Se avete poco tempo fate un salto nel Cortile delle Meridiane, qui ne ammirerete facilmente più di 20 e se avete fortuna potrete anche visitare il Museo della Civiltà Contadina del Friuli Imperiale (aperto la domenica dalle 15 alle 18).

[caption id="attachment_8134" align="alignnone" width="580"]Aiello del Friuli Museo Contadino Cortile delle Meridiane[/caption]

Una curiosità: Aiello è gemellata “Nel segno del tempo” con Pesariis, un piccolissimo paese di montagna famoso per la produzione di orologi. Questo borgo ha avviato un progetto per la costruzione di 24 orologi monumentali nel centro per raccontare l’evoluzione dell’industria locale e al momento ne sono stati costruiti 10.

Gradisca d’Isonzo

Gardiscje (in friulano) ci ha davvero sorpreso, perché non pensavamo che potesse conquistarci così tanto. Complice l’aria frizzante e un timido sole, abbiamo esplorato il centro storico che è quasi interamente pedonale e percorribile in due ore, se volete passeggiare senza fretta o se volete fare diverse soste fotografiche.

[caption id="attachment_8137" align="alignnone" width="580"]Gradisca d'Isonzo Galleria d’Arte Contemporanea Galleria d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan”[/caption]

Le stradine, i palazzi storici, la Loggia dei Mercanti, il Teatro Comunale e la Galleria Regionale d’Arte contemporanea “Luigi Spazzapan”, tutto ci ha conquistato. L’unica nota triste di questa visita è stato constatare lo stato di abbandono della Fortezza di Gradisca d’Isonzo, è un peccato vedere una struttura storica (risale al 1176) chiusa, che non ha la possibilità di rinascere come punto di riferimento per eventi culturali.

Fagagna

Fagagna (in friulano Feagne) è uno dei borghi più belli d’Italia e l’angolo più suggestivo del paese è la collina dove si ergeva il castello, ormai ridotto a rudere. Solo il torrione è stato risparmiato dal passare del tempo perché nel 1922 è stato trasformato in campanile. Sul colle si trova anche la Chiesetta di S. Michele Arcangelo, che grazie ad un recente restauro è tornata alla sua architettura originaria. Questo luogo, soprattutto in una giornata di sole, regala una vista stupenda sulla pianura circostante, lo sguardo corre lontano senza incontrare ostacoli.

[caption id="attachment_8138" align="alignnone" width="580"]Castello di Fagagna Vista dal castello di Fagagna[/caption]

Saremmo rimasti tutto il giorno sdraiati sul prato, seguendo la danza delle nuvole, ma l’emozione più grande doveva ancora arrivare!
Dovete sapere che qui si trova un’oasi costruita per il reinserimento della cicogna bianca, ”Oasi dei Quadris“, che vi invito a visitare anche solo per sostenere il lavoro e l’impegno dei volontari che gestiscono la struttura. In realtà i nidi di cicogna sono sparsi per tutta Fagagna e ne viene monitorata l’attività. Una mappa affissa all’interno dell’oasi tiene traccia dei rilevamenti. Proprio qui ho visto, per la prima volta, una cicogna libera e a pochi metri da me, non so descriverei bene l’emozione che ho provato, ma vi assicuro che ho continuato a sorridere tutto il giorno.

[caption id="attachment_8140" align="alignnone" width="580"]cicogna a fagagna Nido di Cicogna davanti al Casale Cjanor[/caption]

Se passate nei dintorni di Fagagna nel periodo compreso tra aprile e luglio, non perdete l’opportunità di ammirare questi maestosi animali in libertà.

San Daniele del Friuli

Qui il tempo non ci ha graziato ed abbiamo visitato la patria del prosciutto crudo sotto la pioggia, accompagnati da un vento ghiaccio. Siamo entrati nel borgo attraversando la cinquecentesca Porta Gemona e il borgo ci è sembrato addormentato, silenzioso, quasi assente: un sabato mattina con pochissime persone per strada e negozi chiusi. Girovagando siamo arrivati nella piazza principale, dominata dal Duomo che si raggiunge salendo una scalinata, qui finalmente abbiamo trovato un po’ di vita, dei ragazzi in bici, un gruppo di signori al bar e qualche turista. Per la gioia dei nostri sensi ci siamo diretti alla Bottega del Prosciutto. Non ne abbiamo avuto il tempo, ma sicuramente una cosa da non perdere è una degustazione o una visita ad uno dei prosciuttifici della zona. Giugno è uno dei momenti migliori per visitare questo borgo, perché ogni anno il Consorzio del Prosciutto di San Daniele organizza “Aria di Festa” quattro giorni di musica, iniziative culturali e di riscoperta delle territorio e dei suoi sapori, in particolare del prodotto che ha reso famoso questo posto in tutto il mondo. San Daniele del Friuli custodisce un piccolo tesoro in Via Garibaldi: nella Chiesa di Sant’Antonio Abate ci sono degli affreschi sorprendenti realizzati da Martino da Udine (noto come Pellegrino da San Daniele) a cavallo tra il ’400 e il ’500 e da alcuni è stata definita La Sistina del Friuli.

[caption id="attachment_8141" align="alignnone" width="580"]Chiesa di Sant'Antonio Abate - San Daniele Del Friuli Affreschi nella Chiesa di Sant’Antonio Abate – San Daniele Del Friuli[/caption]

Non siamo degli appassionati di edifici religiosi, ma questa chiesa ci ha offerto una pausa dalla pioggia battente e scoprire questi bellissimi affreschi, in uno spazio sostanzialmente spoglio, è stato emozionante.

Pordenone

Abbiamo visitato Pordenone (Pordenon) la domenica mattina, rientrando verso casa. Come è facile immaginare, la città era piuttosto deserta ma dato che pochi giorni prima si era svolto il raduno degli alpini, le finestre e la città erano ancora addobbate a festa. Abbiamo passeggiato per il centro, passando sotto i suoi famosi porticati gotico-rinascimentali, ammirandone gli affreschi. Arrivati davanti al Palazzo Comunale (1291-1395) ci siamo ipnotizzati davanti al bellissimo orologio che caratterizza questa facciata, rendendola speciale.

[caption id="attachment_8142" align="alignnone" width="580"]Palazzo comunale Pordenone friuli Venezia Giulia Palazzo Comunale di Pordenone[/caption]

Qui ci sono molti ristoranti che meritano una sosta e per alcuni è necessaria la prenotazione. Pordenone ci ha dato l’impressione di essere un luogo che ha bisogno di tempo per dischiudersi, va vissuta nella quotidianità per coglierne l’anima. È un ottimo punto di partenza per esplorare il Friuli occidentale e quando torneremo in queste zone la sceglieremo con base.

Il Friuli Venezia Giulia ci ha regalato un weekend interessante tra  grotte, borghi e sapori tipici ma sappiamo che ci sono ancora tantissime esperienze che non abbiamo fatto e molti posti che non abbiamo visitato. Cosa non dovremmo perderci durante il prossimo viaggio in Friuli Venezia Giulia?

Alessandro e Kinzica, blog100days.it

Grotte del Friuli Venezia Giulia
Visita Grotta Gigante

Il nostro viaggio da blogger per caso sottosopra ci ha permesso di degustare alcuni dei prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia,  ma anche di scoprire il lato più nascosto di questa regione di confine.

Il Friuli Venezia Giulia è ricco di cavità naturali, ne sono state rilevate circa settemila ed è stato stimato che rappresentano solo il 10% delle grotte presenti sul territorio regionale. Di questa piccola percentuale, le grotte visitabili si contano sulle dita della mano, ma non sono per questo meno sorprendenti.

Pianificando il nostro weekend da #BloggerPerCaso abbiamo consultato la sezione “punti di interesse” presente sul sito www.turismofvg.it, perché permette di visualizzare su una mappa le località divise per temi ed argomenti. Nella sezione “grotte” ho trovato quelle accessibili da tutti:

  • Grotta di San Giovanni d’Antro
  • Grotta Verde di Pradis
  • Grotta Torri di Silvia (FVG card)
  • Grotta Gigante (FVG card)
  • Grotta Nuova di Villanova (FVG card)

Se, invece, siete degli specialisti di complessi carsici ed esplorazioni speleologiche potreste anche spulciare il sito web del catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia (http://www.catastogrotte.fvg.it/). Io l’ho fatto per pura curiosità ed ho scoperto una cavità con un nome davvero inconsueto: “Abisso dei Led Zeppelin”.

Purtroppo non siamo speleologi ed abbiamo dovuto scartare la discesa hard-rock, optando invece per la Grotta Verde di Pradis, che ci ha incuriosito con il suo nome esotico, e la Grotta Gigante, che detiene un Guinness World Record.

La Grotta Gigante si trova nei pressi di Trieste e venne esplorata nel 1840 durante le ricerche del fiume sotterraneo Timavo. L’attuale ingresso venne ampliato nel 1904 e nel 1908 vennero terminati i lavori che permisero l’apertura al pubblico.

La grotta è facilmente raggiungibile in auto e con i mezzi pubblici (basta prendere il bus n°42 da Trieste); all’interno del centro accoglienza è allestito il Museo Scientifico Speleologico (ad ingresso libero) visitabile nei giorni di apertura della grotta. La Grotta Gigante di Sgonico è la caverna più grande del mondo tra quelle accessibili ai turisti e detiene il Guinness dei Primati dal 1995 grazie alla sua sala principale, il cui volume complessivo è di 366.000 m³.

Grotta Gigante Friuli Venezia Giulia scale

Prima di entrare abbiamo visto il video che mostra David Cusanelli, base jumper italiano, mentre realizza un’impresa quasi impossibile: lanciarsi con il paracadute all’interno della grotta. Avete capito bene, lancio con il paracadute dentro una grotta, la Grotta Gigante. Questo vi fa capire davvero quanto sia imponente. Non è la sola impresa sportiva da record che ha ospitato, da poche settimane il campione italiano di bike trial è riuscito a completare la risalita in bici dei 500 gradini – dislivello 114 m – della grotta. All’ingresso viene segnalato che ce ne sono 500 a scendere e altrettanti a salire ed anche questo è un dato impressionante, ma vi assicuro che si affrontano senza problemi anche perché sarà la bellezza della grotta a togliervi il fiato.

Questa cavità è interessante e affascinante per la grandezza e per la ricchezza delle sue stalattiti e stalagmiti. La visita guidata vi svelerà la storia, i segreti e le curiosità della Grotta Gigante, ma esistono altre modalità per conoscere e vivere questo luogo. In grotta vengono organizzati degli eventi davvero unici: aperitivi, concerti di musica medievale e gare sportive. Queste iniziative hanno un fascino mistico e assolutamente peculiare. Uno degli eventi tradizionali è la celebrazione della befana: gli speleologi da trent’anni propongono al pubblico un pomeriggio di intrattenimento e forti emozioni calandosi in costume dal soffitto della grotta.

Visite guidate, eventi e ricerca scientifica. Nella Grotta Gigante vengono condotte preziose ricerche in collaborazione con istituzioni scientifiche di grande importanza internazionale. I lunghi cavi che vedete nella grotta compongono un pendolo geometrico, il più lungo al mondo, che monitora ogni minimo movimento delle pareti, amplificando gli spostamenti di ben 40.000 volte.

Grotta Gigante Friuli Venezia Giulia 150 scalini

Le sorprese non finiscono qui. Per raccogliere, elaborare e condividere in tempo reale i dati per le ricerche scientifiche è stato necessario portare all’interno della cavità la fibra ottica e così lo staff ha pensato di aggiungere un router per permettere ai visitatori di connettersi gratuitamente alla rete wi-fi. È possibile quindi condividere le proprie sensazioni e le immagini della grotta nel momento stesso della visita.

Le nostre aspettative sono state superate, questo luogo magnifico merita di essere visitato ed anche una deviazione di percorso. Il nostro consiglio è andare verso l’orario di chiusura (ultimi due turni) per assaporare in tranquillità la magia di questo luogo, oppure di vivere la Grotta Gigante in modo unico, durante uno degli eventi organizzati periodicamente.

Grotta Gigante Friuli Venezia Giulia forme

La Grotta Verde di Pradis invece ci ha un po’ spiazzati, capovolgendo le nostre aspettative. Nonostante il nome, la grotta non è l’aspetto più interessante di questo sito naturalistico o almeno non lo è stato per noi. L’appellativo “verde” non è così esotico come ci aspettavamo ed è legato all’inventiva di un prete. Nel 1964 il parroco di Pradis di Sotto, Don Terziano Cattaruzza, decise di trasformare il posto in un luogo di culto e attrattiva turistica, dedicando la grotta più grande alla Madonna e illuminandola con neon verdi. Durante la Messa Natalizia del 24 Dicembre 1968, la Grotta è stata denominata “Tempio Nazionale degli speleologi”. Ad oggi, è rimasto solo un neon verde posizionato dietro la statua della Madonna, mentre il resto della grotta è illuminato con una luce neutrale.

Grotta verde Friuli Venezia Giulia

Grotta Pradis Friuli Venezia Giulia

Per noi è stato molto più interessante il percorso che conduce fino alla forra del Torrente Cosa. Le cavità che circondano la Grotta Verde erano abitate da uomini e animali preistorici e all’interno sono stati rinvenuti numerosi reperti che sono esposti al museo di Pradis di Sotto. Scendendo la scalinata che porta nei meandri dell’orrido, abbiamo ammirato l’imponenza del fenomeno erosivo del Torrente Cosa che si è fatto spazio nelle rocce calcaree. Ci sono numerosi antri che si affacciano sulle pareti rocciose ed alcuni sono antiche testimonianze di affluenti sotterranei ormai estinti. Ci sono diversi percorsi e uno di questi porta sopra la cascata creata dalle acque del Rio Mola. Qui ci siamo soffermati alcuni minuti per ammirare la bellezza di questi luoghi, dove hanno vissuto i nostri antenati.

Rio Mola Torrente Cosa Friuli Venezia Giulia

Questo percorso ci ha portato in luoghi millenari, dove è la natura a fare da padrona. A posteriori mi è dispiaciuto non visitare il complesso di Villanova, quindi vi consiglio di aggiungerlo al vostro itinerario, noi lo teniamo a mente per il prossimo viaggio in Friuli Venezia Giulia.

Photo Credits: Alessandro e Kinzica http://blog.100days.it/

Friuli Venezia Giulia da gustare: prodotti e sapori tipici
Copertina_San_Daniele_prodotti_tipici_del_Friuli_Venezia_Giulia

Nel weekend da blogger per caso abbiamo avuto il piacere di degustare alcuni dei prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia, seguendo anche i consigli che abbiamo ricevuto dopo aver pubblicato il post blogger per caso sottosopra.  La cucina friulana è ricca e saporita ed oltre alle tante ricette tradizionali vanta sette presidi Slow Food che hanno permesso di recuperare e promuovere sapori antichi a rischio d’estinzione. Questi prodotti sono espressione diretta dei territori e dei saperi delle comunità che abitano il Friuli Venezia Giulia. Zaino in spalla, pancia vuota: partiamo assieme per un viaggio molto saporito.

Iniziamo da Gradisca d’Isonzo dove siamo arrivati la sera del primo giorno. Dopo aver lasciato le valigie all’Hotel Franz ci siamo incamminati in centro e dopo pochi passi ci siamo trovati in Piazza Unità d’Italia, illuminata ad hoc per far risaltare il bel teatro comunale, inaugurato da appena 5 anni e realizzato recuperando l’edificio che ospitava le scuderie settecentesche. L’Hotel Franz dispone di un ristorante il cui menù ci aveva stuzzicato l’appetito, ma abbiamo preferito fare una passeggiata in centro, seguendo comunque i consigli dello staff dell’hotel. Via Marziano Ciotti la sera è piuttosto vivace, ci sono diversi locali, uno in particolare ci è sembrato molto popolare per un aperitivo pre e post cena. Noi però volevamo raggiungere un posto ben preciso, la Piccola Vienna. Quando siamo entrati abbiamo trovato il locale deserto e l’impressione è stata quella che stessero per chiudere (nonostante fossero poco più delle 21, di venerdì sera). Trovare un ristorante completamente vuoto in una sera del weekend non è esattamente un buon segno, ma non ci siamo lasciati scoraggiare ed abbiamo chiesto se fosse ancora possibile cenare. La risposta è stata positiva, così, con un misto di inquietudine e senso di colpa, abbiamo preso posto nella sala ristorante. La particolarità di questo locale dal fascino retrò è che si trasforma durante il giorno: bar pasticceria la mattina, tea room il pomeriggio e ristorante alle sera.

[caption id="attachment_8093" align="aligncenter" width="580"]tagliolini_San_ Daniele_prodotti_tipici_del_Friuli_Venezia_Giulia Tagliolini con San Daniele e crema di Montasio[/caption]

Dalle ricerche che avevamo fatto e dal menù capiamo che le proposte principali riguardano il pesce, ma noi optiamo per un tagliere friulano con formaggi, mostarde e salumi, frico morbido, formadi frant e verdure; a seguire tagliolini con San Daniele e crema di Montasio, un altro formaggio tipico friulano (DOP). Il gran tagliere è un tripudio di sapori ed è stato un’ottima introduzione a due dei nostri prodotti tipici preferiti. Il formadi frant è anche il primo presidio Slow Food che abbiamo degustato, il suo sapore acuto e coinvolgente racconta la sua origine. Questo prodotto è nato per recuperare le forme di formaggio di malga dell’area Carnica ritenute “difettose”, che venivano quindi sminuzzate, amalgamante con sale, pepe, latte e panna di affioramento e il nuovo composto veniva lasciato stagionare per circa 40 giorni. Questo prodotto artigianale non solo evita sprechi inutili, ma regala al palato una esperienza gustativa intensa. Per concludere alla grande non abbiamo resistito al dolce, che poi è la punta di diamante di questo locale e datemi retta, lasciate un po’ di spazio, ne vale davvero la pena.

Il secondo giorno prevedeva alcune soste tra Gradisca e San Daniele del Friuli, ma una di queste ha preso il sopravvento sull’itinerario originale e per questa meravigliosa variazione dobbiamo ringraziare Elena Tirelli. In mattinata abbiamo raggiunto Fagagna e il nostro fiuto di buongustai ci ha condotti alla storica latteria di Borgo Paludo, fondata qui nel 1923 ed è oggi la più antica del paese. Poi abbiamo proseguito verso il castello. In realtà dell’antico castello c’è rimasto ben poco, ed anzi, sembra che già nel ’500 fosse in rovina, ma non troverete solo ruderi. Il torrione, la chiesetta di San Michele e la vista mozzafiato non possono non conquistare i vostri cuori. Proseguendo dietro la collina, abbiamo raggiunto il Casale Cjanor, dove siamo rimasti per diverse ore.

È così che ricorderemo questo casale: temperatura perfetta, un leggero vento piacevole, cielo azzurro, nuvole pannose, relax assoluto, ottimo cibo e lo spettacolo della natura. Questa azienda agricola immersa nel verde ogni venerdì, sabato e domenica (a pranzo e a cena) offre un eccellente servizio di ristorazione. D’estate è possibile mangiare anche all’esterno dove potrebbe aspettarvi una magnifica sorpresa. Proprio davanti all’ingresso, sopra ad un palo della luce, c’è un nido di cicogna che attualmente è abitato. Non so se avete mai visto una cicogna (libera) dal vivo, ma per noi è stata la prima volta e non riuscivamo a staccarle gli occhi di dosso.

[caption id="attachment_8088" align="aligncenter" width="580"]Casale_Cjanor_Cicogna_Fagagna Il nido della cicogna![/caption]

In realtà poi ci siamo riusciti eccome! I piatti del Casale Cjanor sono irresistibili. Abbiamo iniziato il pranzo degustando il formaggio di Fagagna nei suoi tre stadi di stagionatura (uno, sei e dodici mesi), poi siamo passati all’assaggio di un altro presidio slow food, il Pestât: un composto di lardo fresco macinato con verdure, erbe aromatiche e spezie. Non viene utilizzato come insaccato ma viene fatto soffriggere per essere utilizzato come condimento nelle ricette tipiche. A dicembre 2013 il Gambero Rosso ha premiato il Pestât del Casale Cjanor, includendolo nella nuova guida “Grandi Salumi” d’Italia. Questo è anche il luogo ideale per assaggiare le ricette locali a base di oca e animali da cortile, tutto rigorosamente di produzione artigianale.

[caption id="attachment_8089" align="aligncenter" width="580"]Pestât_prodotti_tipici_del_Friuli_Venezia_Giulia Il Pestât del Casale Cjanor[/caption]

Non contenti di questo magnifico pranzo, la sera abbiamo partecipato a un evento imperdibile per chi vuole scoprire tutti i prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia. Dal 2002 Sapori ProLoco si propone come un’occasione unica per scoprire l’anima di questa regione. Durante due fine settimana del mese di maggio, nella meravigliosa cornice di Villa Manin di Passariano, è possibile avere a portata di forchetta più di 30 Pro Loco del Friuli Venezia Giulia che propongono le specialità culinarie e le tradizioni dei propri territori. La bellezza della location, la bontà dei piatti proposti e il programma culturale e di intrattenimento non sono gli unici fattori di successo della manifestazione, perché anche i prezzi sono davvero sorprendenti: ogni stand propone tre piatti a prezzo fisso da un minimo di €1,50 fino a un massimo di €4. Qui ci siamo goduti una porzione davvero generosa di Prosciutto di San Daniele, il Ragognocco (un cestino di frico con gnocchi allo speck e ricotta affumicata della Pro loco di Ragogna) e del frico alle erbe con polenta della Pro Loco di Flaibano. Il frico è l’irresistibile unione di formaggio, patate e burro ed è considerato uno dei piatti più tipici del Friuli.

[caption id="attachment_8090" align="aligncenter" width="580"]Sapori_ProLoco_prodotti_tipici_del_Friuli_Venezia_Giulia Sapori Pro Loco[/caption]

Il terzo ed ultimo giorno volevamo assaggiare la Pitina (varianti: Peta, Petuccia), altro presidio slow food delle Valli Cellina e Tramontina che fanno parte della provincia di Pordenone. Questo prodotto di origine contadina è nato per conservare la carne nei mesi autunnali e invernali, sfruttando al massimo la ricchezza offerta dalla carne di camosci, caprioli, pecore e capre. La carne macinata veniva trasformata in polpette, passata nella farina di mais e affumicata sulla mensola del fogher (focolare). Si può mangiare cruda, oppure cucinata accompagnandola a vare preparazioni. L’intenzione era quella di fermarci a mangiare a La Ferrata, ma purtroppo non siamo riusciti a trovare posto, così alle 14 abbiamo iniziato a vagare per una deserta Pordenone in versione domenicale. Dopo diversi tentativi siamo approdati al Cavaliere Perso, dove la proprietaria ci ha subito avvisati che dovevamo mettere in conto un po’ di attesa perché «la cuoca ci ha abbandonate ieri sera». Non avendo molte alternative abbiamo deciso di non proseguire oltre, anche perché sia la proprietaria sia il locale ci sono sembrati molto particolari, abbiamo avvertito quella sensazione di stranezza che non sai in cosa si trasformerà. L’attesa è stata davvero (davvero) lunga, ma il cibo era molto buono ed abbiamo assaggiato i prodotti tipici che la stessa Sonia (la proprietaria) va a prendere nelle valli della provincia di Pordenone. Zaino in spalla, pancia piena: è tempo di rientrare a casa.

[caption id="attachment_8091" align="aligncenter" width="580"]Pitina_prodotti_tipici_del_Friuli_Venezia_Giulia Assaggiamo la Pitina[/caption]

Che ve ne pare di questo viaggio tra i prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia? Gli altri presidi Slow Food che non siamo riusciti a degustare in questo viaggio sono l’aglio di Resia, la cipolla di Cavasso e della Val Cosa, il radic di mont (prelibato radicchio selvativo della Carnia) e il Pan di Sorc (un pane dolce e speziato prodotto con tre farine diverse, noci, fichi e semi di finocchio). Oltre a questi quattro prodotti peculiari, conoscete altri piatti che non dovremmo perdere la prossima volta?

Ps: dimenticavamo di avvertirvi che il frico crea una forte dipendenza!

Kinzica e Alessandro, blog100days.it

Blogger per caso sottosopra
Grotta_Gigante

Questo weekend io ed Alessandro esploreremo il Friuli Venezia Giulia, saremo  blogger per caso sottosopra. L’itinerario che ho creato ci porterà a scoprire il lato più nascosto, genuino e gustoso di questa regione. Sono tre gli elementi che guideranno il nostro viaggio #golivefvggrotte, sapori e borghi tipici.

  • Il primo giorno nel Friuli Venezia Giulia, visiteremo Aiello del Friuli, un piccolo borgo di poco più di 2000 anime che ha una caratteristica davvero particolare, quella di essere tempestata di meridiane. Sono ben settanta le meridiane di stili e periodi diversi che si possono ammirare passeggiando tra le vie del borgo e per un pelo ci perdiamo la Festa delle Meridiane, che si svolge annualmente l’ultima domenica di maggio. Dopo Aiello ci dirigiamo in direzione di Borgo Grotta Gigante per visitare, assieme ad una guida egrazie alla FVG card, la Grotta Gigante, famosa per la sala più grande al mondo inserita nel Guinness dei Primati dal 1995. Prima del tramonto raggiungeremo Gradisca d’Isonzo, un piccolo villaggio agricolo che nel tempo si è trasformato in un proprio e vero borgo fortificato. Il primo giorno andremo anche alla ricerca sapori del Carso (nella prima parte della giornata, quando saremo nei dintorni della Grotta Gigante) e alla scoperta della gastronomia tipica di Gradisca d’Isonzo, ad esempio speriamo di assaggiare la jota (una zuppa molto sostanziosa).
  • Il secondo giorno sarà tutto dedicato alla scoperta del territorio “in superficie”, tra relax e soste gustose. Per adesso abbiamo in mente di partecipare a Sapori Pro Loco, la manifestazione che da oltre un decennio racchiude il meglio della produzione enogastronomica tipica del Friuli Venezia Giulia, poi di visitare i borghi di Arcano Inferiore e Superiore (e perché no, assaggiare i vini biologici del Castello di Arcano) e Fagagna, senza dimenticare di degustare il suo formaggio, le ricette a base d’oca e il pestât. La seconda giornata terminerà a San Daniele del Friuli, una Città Slow (certificata dal movimento Slow Food) arroccata sulla sommità di un colle, famosa in tutto il mondo per la produzione del prosciutto DOP. Sarà infantile, ma sono davvero contenta di visitare questo centro, poiché conosco e apprezzo il suo prodotto di punta da sempre.
  • Il terzo e ultimo giorno, dopo aver degustato i sapori del Friuli Collinare, torniamo a visitare il lato nascosto del Friuli Venezia Giulia e abbiamo in programma la Grotta di Pradis, frequentata da uomini e animali fin dalla preistoria. Una delle ragioni per cui abbiamo scelto questa grotta, fra le altre quattro del FVG, è che vogliamo vedere con i nostri occhi (e magari immortalare con la nostra macchina fotografica) il color verde smeraldo che illumina le sue pareti! Infine, sulla strada del ritorno, speriamo di avere il tempo per visitare Pordenone e i suoi affascinanti portici ed eleganti palazzi.

Ti piace questo tour? Ci teniamo molto a ricevere suggerimenti perché vorremmo provare un itinerario unico e autentico, quindi aspettiamo le tue osservazioni e ti invitiamo a seguirci durante questo weekend #golivefvg da #bloggerpercaso! Ora è il tuo turno, cosa ci consigli?

Kinzica e Alessandro, blog100days.it

[caption id="attachment_8050" align="aligncenter" width="580"]Alessandro_Kinzica_blog100days Alessandro e Kinzica, blogger per caso del travel blog 100days[/caption]
Palmanova-Aquileia-Cividale del Friuli: un itinerario d’arte, storia e sapori – parte 3
Cividale del Friuli

Splende il sole su Cividale del Friuli: siamo stati davvero fortunati in questo intenso weekend da #bloggerpercaso, che ci ha portati a Palmanova e Aquileia prima di giungere tra le valli del Natisone.

Palmanova-Aquileia-Cividale del Friuli: un itinerario d’arte, storia e sapori – parte 1
Friuli - siti Unesco

“Mandi!” è il tipico saluto friulano, una formula di commiato benaugurante che ho imparato ad utilizzare durante il weekend da #bloggerpercaso alla scoperta di 2 (+1) siti Unesco del Friuli Venezia Giulia. Un viaggio che mi ha svelato la bellezza e la ricchezza culturale e soprattutto umana di una regione che mi era quasi del tutto sconosciuta. E dove spero di tornare presto, per approfondire ancora meglio alcuni aspetti di questo suggestivo territorio dalle numerose sfaccettature.

Da Malborghetto a Grado: rotolando verso il sud.
Il lungomare di Grado

E l’avventura da Blogger per Caso tra il nord e il sud del Friuli Venezia Giulia riprende. C’è un’altra montagna da scalare, c’è un mare da raggiungere. Io e il videomaker Emiliano salutiamo Sauris, isola in mezzo al bosco, dal suo lago che si vede dall’alto e ripercorriamo al contrario la via che porta in questo spicchio di Carnia.

[caption id="attachment_7884" align="alignnone" width="580"]Il lago di Sauris E c’è chi si ferma a guardare questo punto e gli sembra un punto perfetto.[/caption]

La strada per Tolmezzo corre tranquilla, sotto un bel sole. Lungo il tragitto verso valle, e verso un altro lago, quello di Cavazzo Carnico, incontriamo Enemonzo: lì vicino c’è Raveo, dove si produce la “Esse di Raveo” un biscotto buonissimo, che mi ricorda gli anni dell’università a Udine. Begli anni quelli, si volava in alto con nulla in tasca…

Raggiungiamo il lago di Cavazzo (o dei Tre Comuni) in circa un’ora. Parcheggiamo nell’ampio piazzale sotto gli alberi e ci accorgiamo che il lago specchia il cielo tanto da pensare che il cielo sia sceso da queste parti. Il lago è guardato a vista da due sentinelle inflessibili, due cigni inseparabili che dettano i tempi alla popolazione dell’acqua e dei canneti attorno: anatre e germani reali soprattutto.

Il lago dei cigni di Cavazzo… ha una lunghezza di 6.500 metri ed è il più esteso dei laghi del Friuli e bagna le sponde di tre comuni Cavazzo, Bordano (dove c’è un parco dedicato alle farfalle) e Trasaghis.

C’è chi corre attorno alle sponde, chi fa nordic walking, chi passeggia e ti saluta allegro. Due fidanzati si baciano, qualcuno rema dentro una canoa presa a noleggio al chiosco. C’è chi fotografa i giochi di luci e i riflessi delle montagne e dell’acqua.

E’ inizio dicembre, sembra primavera. Magie della Carnia che ci fanno perdere un po’ la cognizione del tempo, tanto che quando ripartiamo inizia a calare il sole.

La nostra prossima tappa è Venzone, dove ci sono le zucche, la lavanda e la mummie. Dove lo stile medioevale è stata riscoperto dopo che la città è stata rasa al suolo dal terremoto del 1976 ed oggi è l’unico esempio in Friuli di città fortificata del 1300. E mentre attraversiamo il Tagliamento, sul nei pressi di Osoppo, guardando a destra intercettiamo gli ultimi raggi del sole e l’orizzonte prende colori californiani.

[caption id="attachment_7877" align="alignnone" width="580"]laguna di osoppo Osoppo. E dalla neve si passa alla laguna[/caption]

Venzone ha una particolarità. È colorata. Ci sono le zucche color arancione, c’è la lavanda color… lavanda. La lavanda è una pianta autoctona, viene coltivata a Venzone, portata ad essiccare altrove, poi ritorna a Venzone dove viene lavorata. Da queste parti ci fanno di tutto. Oggetti di artigianato, saponi, profumi, arredi per la casa. Gli amanti delle sfumature viola possono raggiungere livelli di esaltazione rari.

E a Venzone ci sono le mummie. Cercatele: sono sotto terra (naturalmente), nella cripta dalla Cappella di San Michele, di fronte al Duomo di Sant’Andrea. Per accedere alla cripta delle mummie (una quarantina) bisogna acquistare il gettone nella cartoleria vicina… qualcuno diceva in effetti che una telefonata allunga la vita. Dopo la rampa di scale che conduce alla cripta ci si trova dinanzi ad un sipario di tessuto color ocra. Atmosfera da candele e silenzio. Lì inizia la Venzone underground.

Le sorprese di questa giornata non sono ancora finite. Anzi, la più intensa si è nascosta nel punto più lontano del viaggio. Lontano da che cosa poi non è chiaro. Forse “lontano” è una dimensione che appesantisce il viaggio.

L’automobile riparte da Venzone verso Tarvisio e il confine con l’Austria.

Anche “confine” è una dimensione che appesantisce il viaggio.

Non abbiamo prenotato nulla (anche “prenotare”…) e quasi all’ultimo momento, grazie alla mia amica Cristina e a qualche app dedicata al turismo, abbiamo trovato albergo e un indirizzo per la cena a Malborghetto, 10 minuti di strada Tarvisio, subito dopo Pontebba. Due telefonate e ci aspettano.

Il passa parola rimane il miglior social network della storia.

Dopo circa 40 minuti di strada (tra autostrada A 23 e statale) arriviamo a Malborghetto e ci dirigiamo nella piazza principale dove si trova Casa Oberrichter, un albergo di otto camere, un ristorante, un altro cambio di dimensione, una casa delle fate, una cucina a km zero, un cuoco cantante lirico esperto di musica antica, un albero di Natale che sembra voler sfondare il tetto per uscir fuori a riveder le stelle, una stube, mille colori, tessuti che diventano folletti, carta e inchiostro che diventano favole, scacchiere e giochi da tavolo. E’ un palazzo del ’400, una volta ci viveva un alto funzionario pubblico… ora è un albergo ristorante… un luogo che non riesco a definire.

[caption id="attachment_7879" align="alignnone" width="580"]Casa Oberrichter Casa Oberrichter[/caption]

E c’è Marina. Un incontro che è un altro viaggio. Marina è un’artista che ha fatto del suo albergo ristorante un laboratorio creativo. Tutti gli arredi sono realizzati da lei e dal marito, così come i dipinti alle pareti e sulle sedie e i tavoli. Racconta dei suoi progetti realizzati, come il presepio con 150 personaggi, che ricordano gli abitanti del paese, realizzati in nove mesi con tutta la comunità di Malborghetto: tutti insieme ogni giovedì sera e tutte le sere man mano che si avvicinava dicembre.

Il silenzio artistico di Malborghetto osserva gli incontri di questa seconda giornata di viaggio nel nord del Friuli. La Carnia regala incontri che sono sorprese piacevole, specie perché si rivelano proprio quello che stavamo cercando, anche se non lo sapevo.

Ci alziamo di buon ora e facciamo una ricca colazione con tante marmellate prodotte a Casa Oberrichter. Prima di partire però, vogliamo trovare un libro speciale.

La sera prima Marina ci ha detto di aver pubblicato uno dei libri per bambini scritto e disegnato da suo figlio, che vive a Milano. Ma non c’è carta in questo libro. E la pagine sono … alte più di due metri. Il libro si intitola “Il Pium ostro“, dove Pium sta per piumone, ed è diventato un affresco sulle pareti dell’edificio alla spalle di Casa Obirrichter.

Se vi capita di passare da queste parti andate a cercare il libro murale pubblicato da Marina. Letteralmente: sembra di stare dentro la pagine della storia.

[caption id="attachment_7881" align="alignnone" width="580"]La fiaba del Piumostro Prima di lasciare Malborghetto bisogna leggere un libro che racconta una fiaba per bambini…[/caption]

Tanti libri incontrati in questo viaggio. Quelli della Biblioteca Guarneriana di San Daniele, i racconti di viaggio dell’ospitale di San Tomaso a Majano, il libro sulla parere a Malborghetto. E Alice nel Paese delle meraviglie … sugli orecchini di una ragazza incrociata per caso.

[caption id="attachment_7886" align="alignnone" width="580"]ragazza con orecchino di libro La ragazza con l’orecchino… di libro![/caption]

Questo viaggio ha un unico percorso di base: va dal nord al sud del Friuli. Dalla neve della Carnia, all’acqua salata della laguna di Grado. E da Malborghetto, a pochi passi dall’Austria, al mare c’è lo spazio di un viaggio di un’ora e qualcosa in autostrada. Si prende la A23, direzione Udine, e proseguendo poi verso Trieste si esce al casello di Palmanova. Poi Aquileia e via, sopra il ponte che congiunge Grado alla terraferma. Sì, perché Grado è un’isola in realtà.

A Grado c’ero già stato nel mio secondo viaggio da Blogger per caso in Friuli Venezia Giulia e, mentre scoprivo dal mare la laguna tra Grado e Marano (che mi è rimasta nel cuore) mi ero ripromesso di tornarci d’inverno. La curiosità di vedere la stessa terra da diverse prospettive con diversi colori, suoni, silenzi, sapori. Gustare il cambiamento con lo sguardo.

Andare in riva al mare durante l’inverno può sembrare una scelta bizzarra. In effetti io ed Emiliano ci siamo chiesti: ma cosa si fa a Grado in un sabato di dicembre?

Si va alle terme. Terme marine per essere precisi, acqua di mare, presa dalla laguna e filtrata, temperatura di 31 gradi. Fuori: pochi gradi sopra lo zero. Le terme a Grado esistono per volontà dell’imperatore Francesco Giuseppe, forse anche l’imperatore era un blogger per caso ante literam?

L’attuale impianto delle terme di Grado sorge proprio di fronte alla laguna, a metà tra il centro città e la spiaggia, che è affacciata verso il sud. Ci dicono che questa è l’unica spiaggia del mare Adriatico esposta a sud. Ripasso mentalmente la carta geografica e decido che probabilmente è vero.

La vasca termale guarda la spiaggia grazie ad una lunga vetrata.

Così ci troviamo in acqua di mare calda, mentre fuori il mare è spettinato dal primo vento dell’inverno. L’atmosfera è molto rilassata, distesa.

Ho spento la testa e mi sono fatto rapire dal momento.

Scopriamo che il relax alle terme mette appetito. Seguendo i consigli di Cristina, una ragazza che da Clauzetto si è trasferita a Grado per lavoro, io ed Emiliano andiamo a mangiare del pesce in uno dei tanti ristoranti e trattorie che ci sono per la alli di Grado. Cercate quelli non turistici, sono più buoni.

Anche il cibo è un viaggio: baccalà freddo su polenta calda, linguine con la canoce, cicale di mare in italiano, e il boreto, che è un modo tutto lagunare per cucinare il pesce.

[caption id="attachment_7878" align="alignnone" width="580"]antipasti invernali Antipasti invernali![/caption]

Cristina, nostra guida per caso, ci indica anche la mostra dei presepi di Grado. È una tradizione e attira turisti da tutta la regione e persino dalla Slovenia e dall’Austria. Nell’edizione 2013 sono stati esposti 262 presepi di tutti i materiali: ferro battuto, lana cardata, cordame, cime nautiche, plastica, vinile, legno, conchiglie, plexiglass…

Il mare ha sempre qualche storia da raccontare. Forse nel periodo invernale, più lento rispetto all’estate, si trova più tempo per ascoltare.

Il Friuli è al confine di tante cose, anzi il Friuli Venezia Giulia, come giustamente mi fa notare Luigi, friulano andato a Milano per lavoro e tornato in Friuli per scelta, è una tavolozza dai tanti colori e dalle molte possibilità. Massimo, mastro birraio di Sauris, mi aveva chiesto: “Come siamo secondo te noi friulani?” Secondo me c’è energia da queste parti, c’è vitalità discreta e concreta. Basta scoprirla, e la voglia di scoperta, quella vera, va al di là delle distanze, dei confini e viene prima della necessità di raccontare quello che si fa in un viaggio.

Prima di ripartire e ritornare a casa guardo il mare e grazie alla suggestione di un viaggio come questo mi sembra di scorgere in lontananza le montagne. Il Friuli Venezia Giulia è anche questo.

Curioso, no?

Ciao ciao

Alberto

Blogger per caso

[caption id="attachment_7880" align="alignnone" width="580"]Feel Friuli Venezia Giulia Il Friuli Venezia Giulia spacca un sacco![/caption]
L’Epifania nelle Valli Incantate del Friuli Venezia Giulia. Alla scoperta di sapori e scorci da gustare tutto l’anno
La blogger per caso fotografa i falò epifanici friulani

Un viaggio è sempre un’avventura, anche se pianifichiamo i dettagli in precedenza e anche se, come nel nostro caso, il raggio di distanza da casa è di qualche decina di chilometri. L’essere viaggiatore è anche una disposizione mentale oltre che fisica, e accogliere l’entusiasmo e lo stupore dei nostri passi ha fatto vivere a me, al mio compagno Marco e al fotografo Gabriele il week end nelle Valli Incantate del Friuli Venezia Giulia come qualcosa di unico e da ricordare.

Le previsione meteorologiche ci avevano annunciato la pioggia per i primi due giorni, mentre il terzo giorno ci sarebbe stato il sole e così è andata. La pioggia non ci ha scoraggiato, anzi ci ha regalato dei panorami intrisi di mistero e magia creando a tratti un gioco di nuvole e nebbie tra le foreste e le vallate.

Siamo partiti di buon’ora Sabato mattina e ci siamo messi sulla via delle Valli del Natisone, i cui confini partono dal ponte di San Quirino a poca distanza da Cividale del Friuli, e terminano a ridosso del confine con la Slovenia, comprendendo una larga parte di monti, boschi, prati e vallate. E’ una zona ancora oggi incontaminata, che dona un grande senso di armonia e di benessere al viaggiatore: gli itinerari per scoprirla sono tanti, da quello ad hoc per lo sportivo e l’amante della natura a quello per l’esploratore del gusto e della cultura.

[caption id="attachment_7784" align="alignnone" width="580"]Assaggio dell'olio (foto © Gabriele Menis) Assaggio dell’olio (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Noi abbiamo scelto un percorso che ci raccontasse le bontà della tavola e delle produzioni tipiche e le tradizioni locali. La nostra prima tappa è stata all’entrata delle Valli del Natisone, sulle pendici della salita a Castelmonte, alla piccola azienda agricola Grinovero che produce olio extra vergine di oliva biologico. Qui Alberto e la moglie hanno deciso anni or sono di vendere la loro Mercedes di seconda mano – regalo del loro giorno di nozze – e con quei soldi acquistare piante di ulivo da mettere a dimora nei campi di famiglia. Sono orgogliosi del loro olio biologico da varietà Leccino, Pendolino e Bianchera, quest’ultima in particolare una miniera di antiossidanti che fa bene alla salute. Abbiamo partecipato all’assaggio dell’olio e ci siamo divertiti a testare il nostro olfatto e il nostro gusto.

[caption id="attachment_7788" align="alignnone" width="580"]L'ingresso della Chiesa di Castelmonte (foto © Gabriele Menis) L’ingresso della Chiesa di Castelmonte (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Da qui siamo saliti verso Castelmonte, il Santuario dedicato alla Madonna che si trova sulla cima di un monte e le cui origini sono molte remote. Una leggenda narra che un giorno il Diavolo sfidò la Madonna alla gara di chi arriva prima da Cividale a Castelmonte e fu lei la vincitrice della contesa, che conquistò così Cividale e rintanò il Diavolo negli Inferi. Il Santuario di Castelmonte è meta privilegiata di pellegrinaggi per la forte spiritualità che emana, anche grazie alla Comunità di Frati Cappuccini che qui risiedono da 100 anni.

[caption id="attachment_7789" align="alignnone" width="580"]Percorso delle Tre Chiese (foto © Gabriele Menis) Percorso delle Tre Chiese (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Castelmonte è il principale ritrovo spirituale delle Valli del Natisone, ma questa zona racchiude numerose piccole Chiese sparse sul territorio e immerse nella natura. Riprendendo la via ci siamo fermati ad ammirare la Chiesetta di San Giovanni, che si può raggiungere anche a piedi realizzando il sentiero delle tre Chiese – Castelmonte, San Nicolò e San Giovanni – che si snoda tra i boschi.

[caption id="attachment_7790" align="alignnone" width="580"]Lo Stupa di Polava (foto © Gabriele Menis) Lo Stupa di Polava (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Proseguendo sulla strada tra le Valli, abbiamo raggiunto Polava, frazione di Savogna, dove ha sede il Monastero Buddista Cian Ciub Ciö Ling. Chi raggiunge questo piccolo paese noterà che sembra essere un tempio a cielo aperto, dove le preghiere pendono a fili stesi tra una casa e l’altra e dove un breve percorso porta a scoprire una cascata che punta dritto alla roccia sulla quale è posizionato lo Stupa, un monumento buddista dedicato alla pace nel mondo. Si dice che i luoghi che si trovano vicino a dove è posizionato uno Stupa, sono contraddistinti da tranquillità, felicità e prosperità e questo mi sembra essere proprio il caso delle Valli del Natisone!

[caption id="attachment_7722" align="alignnone" width="580"]Gli strucchi lessi (foto Elena) Gli strucchi lessi (foto Elena)[/caption]

Riprendiamo il nostro cammino e dal ristoro dell’anima passiamo al ristoro del corpo grazie ad un pranzo davvero appetitoso. E’ sulla strada da Savogna a San Pietro al Natisone che ci imbattiamo nell’agriturismo Stara Baba, gestito con cortesia e maestria da due fratelli, e in cui si possono gustare piatti locali serviti con grande cura e attenzione. Qui assaggiamo anche gli strucchi lessi, un dolce tipico delle Valli del Natisone che per tradizione veniva preparato nelle case della zona nei momenti felici e in quelli tristi per condividere l’unione famigliare. E’ un dolce di pasta fresca dal goloso ripieno di noci e pinoli che viene cotto e servito con burro fuso e cannella.

[caption id="attachment_7792" align="alignnone" width="580"]Le barrique di affinamento per i distillati (foto © Gabriele Menis) Le barrique di affinamento per i distillati (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Nel pomeriggio ci attende Bruno Tosolini a Marsure di Povoletto per la visita alla distilleria Tosolini, dove da sessant’anni producono grappe, acquavite e amari. Si tratta di una distilleria storica del Friuli Venezia Giulia, una di quelle che ha fatto in modo che la grappa non fosse semplicemente un prodotto alcolico, ma uno spirito raffinato e speciale da degustare. La grappa viene fatta con le vinacce del mosto dell’uva che, grazie agli alambicchi, si trasformano in vapori alcolici che mantengono i profumi e gli aromi dell’uva e la trasmettono nella distillazione. Bruno ci spiega che la degustazione della grappa è un’arte, poiché l’olfatto e il gusto sono i recettori di molteplici sensazioni che ci derivano da questo spirito. Per esempio la grappa andrebbe bevuta ad una temperatura tra i 16 ed i 18 gradi, prima annusata per cogliere le percezioni aromatiche che la contraddistinguono e poi assaporata lentamente e gustata in tutte le sue sfumature, anche retro- nasale. Visitiamo la barricaia che solitamente riteniamo collegata ad una cantina vitivinicola, ma che in questo caso custodisce i distillati che sono in affinamento nel legno di frassino e rovere, per divenire ancora più ricercati e preziosi nella loro espressione di gusto. Dopo un brindisi con l’amaro alle erbe salutiamo Bruno e ritorniamo verso Cividale del Friuli.

[caption id="attachment_7793" align="alignnone" width="580"]Tagliere di affettati friulani (foto © Gabriele Menis) Tagliere di affettati friulani (foto © Gabriele Menis)[/caption]

La sera pernottiamo all’agriturismo Borgo dei Sapori di Spessa di Cividale, dove possiamo anche cenare con i prodotti biologici di loro produzione. Non manca mai nei menu dei ristoranti locali del Friuli Venezia Giulia la scelta di un delizioso tagliere di affettati e formaggi, magari come in questo caso accompagnati da cren (radice di rafano) e da composta di pere fatta in casa. A fine pasto ci coccoliamo con una fetta di Gubana, della cui ricetta ci racconta Irene, la proprietaria originaria di Montefosca, e ci dice che ogni paese e addirittura ogni famiglia nelle Valli del Natisone ha la sua variante. Di sicuro c’è che se si è di passaggio da queste zone, non si può non assaggiarla!

[caption id="attachment_7797" align="alignnone" width="580"]I formaggi di capra di Zore (foto © Gabriele Menis) I formaggi di capra di Zore (foto © Gabriele Menis)[/caption]

La mattina della domenica partiamo alla volta della Valle del Torre e raggiungiamo Taipana. Da qui saliamo ancora verso la frazione di Zore, dove Alessia ha costruito alcuni anni fa la stalla per il suo allevamento di capre. Alessia è una giovane casara che, per non abbandonare il suo paese natio, si è rimboccata le maniche e produce formaggi di capra davvero buonissimi che vende nel suo spaccio. Devo ammettere che non conoscevo molto le capre e quindi mi sono stupita a vedere quanto sono docili ed affettuose ed ho lasciato a malincuore una di loro che si faceva accarezzare proprio come un animale domestico. Alessia ci confida che ama i suoi animali e si vede che loro sono felici. Tra i formaggi ci ha colpito soprattutto un caprino che viene stagionato nel carbone vegetale e che si chiama “Covone”, non l’avevamo mai mangiato!

[caption id="attachment_7798" align="alignnone" width="580"]L'agriturismo Brez Mej a Prossenicco (foto © Gabriele Menis) L’agriturismo Brez Mej a Prossenicco (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Da Zore procediamo sempre dritti verso Prossenicco, passando per vie strette e in salita e per paesaggi naturali e paesi che sembrano uscire da una favola di gnomi e fate. Raggiunto il punto più alto di Prossenicco, ci fermiamo all’agriturismo Brez Mej – Senza Confini. Qui il giovane gestore Alan ha rilevato una vecchia caserma punto di osservazione sulla Valle e ci ha realizzato un grazioso ristoro per i viaggiatori, che possono mangiare piatti tipici dai nomi di derivazione slovena. Noi assaggiamo gli gnocchi di pane con burro e salvia e la polenta con formaggio e pancetta, e siamo molto soddisfatti. A fine pasto Alan ci offre un calice di Ramandolo, il ricercato vino dolce friulano che viene prodotto nel paese da cui prende il nome e a Nimis, che dista solo pochi chilometri da qui.

[caption id="attachment_7803" align="alignnone" width="580"]Il Palio dei Pignarulars a Tarcento (foto © Gabriele Menis) Il Palio dei Pignarulars a Tarcento (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Ripartiamo in direzione Tarcento, dove ci aspetta una delle tradizioni storiche dell’Epifania in Friuli Venezia Giulia, il Palio dei Pignarulars, cioè la corsa con i carri infuocati. Quando inizia ad imbrunire i margini delle strade della città, chiuse al traffico per l’occasione, si riempiono di migliaia di spettatori che vengon accolti dapprima dal passaggio dei Krampus – le mostruose maschere che raffigurano demoni armati di fruste e bastoni infuocati – e poi dalle squadre dei borghi che guideranno i carri infuocati in una corsa in cui vince il più veloce. A Tarcento l’Epiafania è uno dei momenti dell’anno più importanti e si festeggia con tre giorni interi dedicati da oltre ottant’anni. Anche il 6 Gennaio è una giornata solenne, in cui sempre all’imbrunire il Vecchio Venerando dà fuoco al Pignarul Grant e, a seconda della direzione del fumo che si sprigiona dal covone di fieno e legna, ricava gli auspici per l’anno nuovo. Assistiamo affascinati al Palio dei Pignarulars, osservando le fiamme che attraversano veloci la strada di fronte a noi e tifando per i più svelti che arriveranno al traguardo con fatica e passione. A sera inoltrata rientriamo nel nostro alloggio e, dopo aver gustato una frittata alle erbe di campo ed un bicchiere di vino, ci addormentiamo stanchi e felici.

[caption id="attachment_7804" align="alignnone" width="580"]Rievocazione storica a Cividale (foto © Gabriele Menis) Rievocazione storica a Cividale (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Il 6 Gennaio ci alziamo presto perché ci aspetta un appuntamento importante: in questa data si celebra ogni anno la solenne Messa dello Spadone nel Duomo di Cividale del Friuli. E’ un rito antico e sicuramente uno dei più suggestivi tra i riti religiosi, legato ai tempi in cui il Patriarca deteneva potere religioso e temporale. Nel corso della celebrazione, il Diacono fa volteggiare dal pulpito la spada appartenuta al Patriarca Marquardo di Randeck in segno di benedizione. Terminata la Messa, ci riversiamo nel centro storico di Cividale per assistere alla spettacolare Rievocazione storica, che mette in scena con tantissimi figuranti in costume l’entrata in città del Patriarca avvenuta nel 1366. Si susseguono in sfilata dame e cavalieri, cavalli e carri, famiglie dignitarie e nobili fino all’arrivo in pompa magna del Patriarca che sale al trono e riceve i saluti ed i tributi dei presenti. Lo svolgimento del corteo è accompagnato da musiche e tamburi, che rendono ancora più vivida ed emozionante la rappresentazione. A conclusione dell’evento, ci godiamo una passeggiata nella città patrimonio dell’Unesco per la sua storia e che custodisce uno dei centri storici più belli della regione.

[caption id="attachment_7805" align="alignnone" width="580"]La Befana a Iesizza (foto © Gabriele Menis) La Befana a Iesizza (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Nel pomeriggio ci dirigiamo nelle Valli del Natisone perché abbiamo saputo che alle 14.30, nel piccolo paese di Iesizza (frazione di San Leonardo), arriverà la Befana. Da diversi anni i circa 40 abitanti di questa località mantengono viva la tradizione per grandi e piccini e si riuniscono intorno alla vecchina che porta caramelle e dolci a tutti i bambini. E’ un’occasione di dialogo tra i compaesani, che brindano all’anno nuovo e che tengono a mantenere saldi legami di vicinanza. Assistiamo al ritrovo degli uomini intorno ad un tavolaccio di legno e al via del gioco popolare della morra, che ha radici antichissime in Friuli. Ci mescoliamo tra i presenti, mangiamo qualche dolcetto e beviamo tè caldo, respiriamo l’affiatamento ormai perduto del fare comunità.

[caption id="attachment_7807" align="alignnone" width="580"]Le cascate di Kot a San Leonardo (foto © Gabriele Menis) Le cascate di Kot a San Leonardo (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Oggi è una bella giornata di sole e le temperature sono miti, quindi non ci lasciamo sfuggire l’opportunità di fare una passeggiata lungo il sentiero che porta alle Cascate di Kot a San Leonardo. Il percorso per raggiungerle è stato da poco risistemato completamente ed è percorribile da tutti, grandi e bambini. Camminiamo lungo il sentiero che risale il torrente nel bosco e raggiungiamo lo spettacolo della natura che è questa cascata che sgorga da un’alta roccia. Ammiriamo il fluire copioso dell’acqua e il paesaggio circostante, estasiati dal dono della bellezza della natura.

[caption id="attachment_7811" align="alignnone" width="580"]Il Kries di Mersino (foto © Gabriele Menis) Il Kries di Mersino (foto © Gabriele Menis)[/caption]

Per concludere il nostro week end nelle Valli Incantate nel giorno dell’Epifania, raggiungiamo Mersino in località Pulfero, dove al tramonto assistiamo all’accensione del falò epifanico, detto anche Kries. Il paese si riunisce attorno alla grande pira, composta da legni e arbusti ricavati dalla pulizia dei boschi, in attesa di vedere levarsi alto il fuoco in segno di purificazione dell’anno nuovo e per far risplendere di luce il paese in uno dei giorni dell’anno a più breve esposizione solare. Ai presenti viene offerto il vin brulé, vino bollente cotto con spezie e zucchero, ideale nelle serate invernali. La luna splende in cielo e fa a gara con il bagliore brillante che si sprigiona dal falò, noi rientriamo a casa con questa immagine negli occhi e con quel calore nel cuore.

 

Guarda le tre fotogallery dei Blogger per Caso!

TRADIZIONI E RITI EPIFANICI NELLE VALLI INCANTATE (foto Gabriele Menis)

CARTOLINE DAL FRIULI VENEZIA GIULIA (foto Gabriele Menis)

SAPORI E SAPERI DAL FRIULI VENEZIA GIULIA (foto Gabriele Menis)

 

Il video: da nord a sud, in Friuli Venezia Giulia non mi annoio mai!
FVG_inverno

Ecco il video di Emiliano, che ha viaggiato con il blogger per caso Alberto attraverso un Friuli Venezia Giulia in abito invernale, da sud a nord e di nuovo a sud, tra colli, montagne e mare.

Tra San Daniele e Sauris: dell’amore, della morte e di altri demoni.
Biblioteca Guarneriana [Foto Gabriele Menis]

Ci risiamo! C’è una nuova avventura per le strade del Friuli Venezia Giulia da raccontare. L’ennesima da viaggiatore, la terza da Blogger per Caso.

C’è un posto tra cielo e terra, lì sulla destra… tra Grado e Marano
Alberto Rosa - Blogger per caso

C’è un posto tra cielo e terra, lì sulla destra… e nella seconda esperienza di viaggio da Blogger per Caso in Friuli Venezia Giulia ho deciso di scoprirlo da vicino. L’idea è quella di percorrere via terra e mare uno spicchio della costa friulana, quello compreso tra Marano Lagunare e Grado, facendo tappa nell’entroterra, a Palmanova e Aquileia.

Carnia: chi ha mai visto gli sbilfs?
Blogger per Caso in Carnia

Per giorni non ho parlato d’altro che di Carnia postando, su facebook e twitter, notizie sulla mia imminente partenza, poi sulla mia partenza saltata e alla fine sul mio secondo tentativo di partenza. Per onor di cronaca ce l’ho fatta!

I nostri tre giorni sono volati rapidamente tra botteghe artigiane dalle tradizioni antichissime, delizie culinarie, paesini di montagna pieni di fascino e foreste incantate. Arriviamo il venerdì e la nostra prima tappa è a Villa Santina nel laboratorio di Carnica Arte Tessile, dove il proprietario Bepi e la moglie Tiziana, con grande entusiasmo e passione ci fanno entrare nel loro laboratorio mostrandoci i macchinari in funzione e raccontandoci la storia della loro attività e delle lontani origini dell’arte tessile in Carnia.

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Scopriamo così che la tradizione tessile in questa parte del Friuli Venezia Giulia inizia nel lontano 1691 con Jacopo Linussio andando però nel corso dei secoli un po’ dimenticata, sino a quando il signor Michele Gortani, fondatore del Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Tolmezzo, affidò a Tomasina Da Ponte Tonon, la madre di Bepi, abile tessitrice, la conduzione di corsi di tessitura. Dopo alcuni anni, nel 1963, Tomasina prese la decisione di acquistare tre telai ed aprire un proprio laboratorio, Carnica Arte Tessile appunto, che ancora oggi è portato avanti dal figlio Bepi con grande professionalità.

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La loro produzione varia da tovaglie, asciugamani, copriletti, lenzuola e articoli religiosi in tessuti jacquard di lino, cotone e lana. La visita al laboratorio è molto interessante perché Bepi mostra tutte le fasi di lavorazione del prodotto: dall’orditura, all’annodatura, alla tessitura e fa vedere come, da semplici fili, nascano tessuti dai disegni complessi. “Non guarderete mai più un asciugamano nello stesso modo” – ci dice la moglie Tiziana – e ha ragione! Chi poteva immaginare quanto lavoro e quanta dedizione ci sono dietro un asciugamano od una tovaglia! Tra le curiosità veniamo a sapere che Bepi nel 1999 consegnò personalmente a Papa Giovanni Paolo II una casula prodotta da loro; che negli anni’ 90 fornì Dior a Parigi, che negli anni ’80 allestì il castello di un principe della Loira e che Mastroianni fu un loro cliente. Non male direi! In Carnia, oltre a questo laboratorio, non vi sarà difficile trovare molte altre botteghe artigiane impegnate nella lavorazione del legno, della ceramica, di creazioni orafe, di orologi antichi, di strumenti musicali e di pietre e marmi che vale la pena visitare.

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In serata raggiungiamo il nostro agriturismo, Bosco di Museis, e rimaniamo impressionati dalla filosofia adottata in questo luogo: energia pulita al 100%, riduzione dei rifiuti, attività in favore di persone emarginate o svantaggiate e autarchia alimentare. Dormiamo in un eco-chalet bellissimo, su due piani e, appena entriamo, rimaniamo colpiti dal profumo del legno di cipresso di cui è rivestito, dalla stufa accesa e dai comfort presenti: televisione, libri, dvd, pentole, piatti e bicchieri oltre che pasta, zucchero e caffè. Vorremmo fermarci a parlare con il proprietario, Renato Garibaldi, tra l’altro parente del Garibaldi dell’Unità d’Italia, ma il tempo è tiranno.

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Così il sabato visitiamo la Val Pesarina con la sua bella Pesariis ed il percorso degli orologi. Ad attenderci davanti al museo dell’orologeria c’è Annalisa dell’Ufficio Turistico di Prato Carnico (le visite costano 2 euro a persona, per prenotazioni tel. 0433 69420) e, dopo una breve visita al museo, iniziamo il nostro percorso per le strade del paese. In totale ci sono dodici orologi, realizzati da artigiani volontari del luogo che, riuniti in un gruppo di lavoro, inventano e realizzano queste meraviglie. Così passiamo dall’orologio ad acqua, a quello a scacchiera, a quello dei pianeti e, man mano che avanziamo, cercare di capire che ore sono diventa sempre più difficile, comunque scopriamo che gli orologi non sono sincronizzati tra di loro e questo fa tirare un sospiro di sollievo perché anche qui, quindi, è lecito arrivare in ritardo! Con un euro in più a persona inoltre è possibile visitare Casa Bruseschi, esempio di casa carnica nobile del ‘700: dalla cucina, alla stanza da letto, allo scrittoio del notaio si vanno percorrendo tradizioni e usanze antiche.

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Terminata la visita si avvicina l’ora di pranzo e decidiamo di andare a Sauris, famosa per il prosciutto crudo affumicato e la birra integrale. Per arrivarci percorriamo una strada, che raggiunge un’altitudine di 1800 mt, dal panorama incredibile. A Sauris mangiamo i famosi cjarsons alle erbette con ricotta affumicata al ristorante “Alla Pace” ed ovviamente prosciutto e frico con polenta e salsiccia, giusto per rimanere leggeri. Ritemprati dal buon pranzetto iniziamo l’esplorazione di Sauris con le sue belle case in legno e il prosciuttificio Wolf dove, ovviamente, ci fermiamo a comprare prosciutto, ricotta e birra integrale affumicata. La particolarità di questo paese è la lingua, qui infatti si parla, oltre all’italiano e al friulano, un dialetto di derivazione tedesca (tutte le info al Centro Etnografico tel.0433.86262). Da segnalare anche l’albergo diffuso, ovvero stabili antichi ristrutturati dove è possibile alloggiare e nello stesso avere la possibilità di conoscere le persone del luogo ed i loro ritmi. La giornata continua a Forni di Sopra, per la Festa delle Erbe di Primavera. Qui il paesaggio cambia, siamo nelle suggestive Dolomiti friulane e con questo bel sole, le bancarelle con i fiori e le piante aromatiche sembra di essere dentro una cartolina. Il giorno dopo lo dedichiamo alla visita del nostro agriturismo da dove partono dei sentieri immersi in una natura imponente e fiabesca e davvero viene da pensare di poter trovare gli sbilfs, i folletti dei boschi che vivono in Carnia. Ad accompagnarci c’è Attila, il cane di Renato, che con pazienza e dolcezza ci indica la strada, mentre asini, caprioli, galline, capre e gattini rimangono a fare la guardia all’agriturismo.

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Camminando per il bosco mi fermo a pensare che Attila non abbia un nome adatto al suo carattere, poi sento un rumore e mi volto. Non vedo niente, solo la luce che filtra tra gli alberi, ma un dubbio mi viene: saranno stati gli sbilfs?

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La blogger per caso Serena in partenza (finalmente!) per la Carnia
Panoramica garofani

Da venerdì 7 a domenica 9 giugno Serena Ferti, la nostra blogger per caso, arriverà in Friuli Venezia Giulia per svolgere il suo secondo itinerario come guida per caso. Sentite cosa ci racconta e seguitela nel suo itinerario!

Serena: Blogger per caso in FVG… salvo imprevisti!
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Cronaca di un tentativo di raggiungere il Friuli Venezia Giulia. Il secondo tour da Blogger per caso di Serena Ferti previsto nel week end del 12 maggio è saltato a causa di un evento “non considerato”…

La Blogger per caso Serena è pronta a partire!
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Questo week end la nostra Blogger per caso @SerenaFerti  torna in Friuli Venezia Giulia per il suo secondo itinerario alla scoperta del nostro territorio, in collaborazione con Turisti per caso.

Slow tour a mollo tra Gemona e Cornino
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…secondo giorno…

Il rumore dell’acqua che scorre in una roggia sotto la nostra camera si fa sentire e ci sveglia come a ricordarci che oggi la giornata sarà interamente dedicata a lei: l’acqua in ogni sua forma, come risorsa naturale essenziale per la vita di tutti! Facciamo una colazione leggera e poi prendiamo i nostri zaini e lasciamo l’albergo, davanti al quale ci aspetta il responsabile dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese Maurizio Tondolo, che ci accompagnerà alla scoperta di un territorio profondamente legato alle acque. L’Ecomuseo delle acque del Gemonese è un progetto museale innovativo dove la staticità insita nel concetto di museo diventa dinamicità: si tratta infatti di un museo diffuso e partecipativo volto a conservare, interpretare e valorizzare un territorio a partire da un suo bene essenziale, l’acqua. È diffuso e partecipativo perché comprende più comuni del Campo di Gemona-Osoppo e perché vi sono coinvolti soggetti pubblici, privati e la stessa comunità locale.

Iniziamo la nostra visita dalla sede operativa che è il Mulino Cocconi, nella frazione di Ospedaletto di Gemona. Il mulino si chiama così dal nome della famiglia che nell’ottocento ne divenne proprietaria ma la struttura è molto più antica: risale a circa 500 anni fa! La struttura attuale è stata ricostruita, rispettando l’originale, a seguito del terremoto del 1976 ed è attualmente la sede di un laboratorio per la didattica e l’educazione ambientale con annesso Museo dell’arte molitoria e Centro di documentazione. Qui sono numerose le proposte educative per le scuole: dalle visite d’istruzione in strutture museali, impianti produttivi o siti di interesse naturalistico del territorio, ai laboratori didattici dove si impara l’arte molitoria e della panificazione oppure a fare il “bucato della nonna”.

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Tra i progetti attivati dall’Ecomuseo delle acque del Gemonese c’è “Il pan di sorc” che io riassumerei come un bellissimo gesto nei confronti delle generazioni future che potranno godere di un prodotto antico del territorio che era stato abbandonato. Il progetto “Pan di Sorc” è infatti nato per recuperare e valorizzare un pane simbolo dell’identità della comunità locale che, per questo motivo, è diventato presidio slow food. Si tratta di un dolce speziato prodotto nel gemonese fino agli anni ’60 per poi estinguersi commercialmente a causa dei mutati gusti alimentari del consumatore. Questo pane veniva consumato principalmente nel periodo natalizio o comunque durante le feste ed era composto da tre farine diverse: frumento, segale e il cinquantino (una particolare varietà di mais). Nell’impasto c’erano anche noci, fichi e semi di finocchio. Grazie a Maurizio Tondolo ed Etelca Ridolfo dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese, che hanno conservato per noi una pagnotta del giorno prima acquistata al mercato del sabato, possiamo assaggiare anche noi il pan di sorc: dolce ma non troppo che ricorda il sapore semplice ma gustoso della polenta… Insomma una merenda di altri tempi e ora fortunatamente anche merenda moderna!

Ci sarebbero altre mille cose da dire del Mulino Cocconi e di tutte le iniziative e i progetti attivi al suo interno ma io vi consiglio vivamente di venirle a scoprire direttamente qui, soprattutto se avete bambini o se amate “sporcarvi” le mani con attività pratiche divertenti. Pensate che qui insegnano anche a intrecciare il vimini e le foglie delle pannocchie di mais per farne bellissimi cesti o borse!

Proseguiamo il nostro percorso guidato sulle tracce delle acque nel territorio del gemonese andando verso la presa del Canale Ledra-Tagliamento, opera idraulica costruita nel 1911. Ma prima ci fermiamo ad ammirare il profilo delle Alpi Giulie e Carniche plasmate dal passaggio dei ghiacciai: uno spettacolo davvero suggestivo che ti restituisce tutta la forza e l’energia della natura al solo sguardo! Poi il fiume Tagliamento che scorre impetuoso davanti a noi, completa il quadro di una natura che ha tanto da raccontare… E Maurizio Tondolo prova a trasmetterci almeno un po’ del suo sapere ed io e Domenico lo ascoltiamo incantati mentre ci parla delle conformazioni montuose, del fiume e dell’intervento umano per sfruttare al meglio un bene prezioso ed essenziale per questo territorio come l’acqua. Tra l’altro le acque del Tagliamento sono di un bel ceruleo e nel letto del fiume e sulle rive si possono ammirare ciottoli di ogni forma e origine: lavica, calcarea, fossile…

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Il nostro itinerario prosegue con un’altra tappa che ha come protagonista sempre l’acqua: raggiungiamo infatti la roggia bianca, chiamata così per le sue acque limpide e così pulite che sono abitate da tantissimi animaletti: insetti, larve, crostacei, molluschi oltre che pesci e anfibi. Tutti questi abitanti sono dei bio indicatori che “certificano” in modo naturale la qualità dell’acqua. Fra questi scopriamo anche il tricottero, la cui larva vive all’interno di un astuccio (simile a un piccolo bastoncino in pietra) che si costruisce con detriti e un mastice che auto produce. Che buffo! Sulla riva della Roggia Bianca c’è anche un lavatoio degli inizi del ‘900… Qui nel passato venivano le donne a lavare i panni con la liscia: un antico detersivo con forte potere sgrassante, fatto con la cenere che veniva messa a bollire. Si tratta di una sostanza caustica, quindi attenzione, ma con scarso impatto ambientale!

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Lasciamo la Roggia Bianca e ci dirigiamo, sempre scortati da Maurizio Tondolo, nostra esperta e piacevole “guida per caso” nel gemonese, verso la “polla” del Rio Gelato: una risorgiva che alimenta costantemente il Rio Gelato appunto, corso d’acqua tributario del fiume Ledra chiamato così non per la temperatura delle sue acque ma per il terreno, infatti in friulano orgelat richiama il termine argilla. L’acqua che sgorga dal terreno è limpida e cristallina… un vero spettacolo della natura e tutto intorno alla polla c’è una vegetazione rigogliosa. Vediamo anche una ranocchia di un verde intenso, specie caratteristica della zona e poi vengo rapita dalle montagnette di terra fatte dalle talpe, animali molto diffusi in questo territorio!

Continuiamo il nostro percorso passando per San Floreano, una frazione di Buja, dove ammiriamo un lavatoio che risale agli inizi del ‘900 e che ha una particolarità: è stato dimensionato sulla base degli abitanti della frazione ed è per questo che è molto grande. Pensate che ospitava fino a 30 lavandaie! La nostra ultima tappa seguendo le tracce delle acque nel territorio del gemonese è il Forte di Osoppo da cui si gode uno splendido panorama sulle colline dell’anfiteatro morenico e sull’arco alpino attraversati dal fiume Tagliamento. Maurizio ha voluto portarci qui per riuscire ad abbracciare con lo sguardo tutto il percorso fatto con lui e avere così una visione di insieme del territorio. La Fortezza di Osoppo è un insieme di resti di opere difensive risalenti a varie epoche. Nasce come antico insediamento celtico, poi oppidum romana e dopo il 1420 divenne punto nevralgico della difesa dello “stato di terra” della Serenissima. Durante le lotte del Risorgimento, il forte fu tenuto da un gruppo di volontari italiani che resistette per ben sette mesi contro gli austriaci che lo volevano riconquistare.

Piana_di_Gemona

Ma si è fatto tardi e noi abbiamo un altro appuntamento con l’acqua: la Riserva Naturale del Lago di Cornino ci aspetta e Maurizio ci accompagna gentilmente lì. Il suo è stato un contributo essenziale per la riuscita del nostro itinerario ma soprattutto per la comprensione del territorio e della sua cultura. Bellissima esperienza… Ve la stra-consiglio! Fulvio Genero, responsabile della Riserva Naturale del Lago di Cornino ed Enrico Frucco, vicesindaco del comune di Forgaria del Friuli, ci accolgono con entusiasmo e iniziamo subito l’esplorazione della riserva partendo da un punto panoramico: davanti a noi tutta la piana di Osoppo Gemona attraversata dal fiume Tagliamento, incorniciata dall’arco alpino e alle nostre spalle il carnaio dove si nutrono alcuni “abitanti” della zona… Eh già! Perché qui è stato avviato un progetto di conservazione del Grifone che ha portato alla creazione di una colonia nidificante.

Lago_di_Cornino

Ma il cielo si fa minaccioso e prima che accada l’irreparabile ci dirigiamo spediti verso il lago del Cornino che nonostante la scarsa luce si presenta ai nostri occhi con le sue bellissime sfumature che virano dal blu al verde smeraldo (colori dati da due tipi particolari di alghe presenti lungo le sponde e nel fondale). Si tratta di un piccolo specchio d’acqua che ha avuto origine circa 10.000 anni fa durante il ritiro dei ghiacci, quando vi furono numerose e imponenti frane lungo i fianchi delle valli, improvvisamente private del sostegno della massa di ghiaccio. Da e verso il lago, si snodano numerosi sentieri naturalistici semplici e ben segnalati, adatti a chiunque, anche ad anziani e bambini! Ma veniamo sorpresi dalla pioggia e finisce così la nostra passeggiata lungo le sponde del Cornino! Rientriamo così nel centro visite e curiosiamo per scoprire qualche informazione in più sui grifoni. Purtroppo dal punto di avvistamento non vediamo nessun esemplare perché in genere vengono il mattino a nutrirsi nel carnaio, ma fortunatamente assistiamo a un bellissimo spettacolo ripreso stamattina dalle webcam installate in punti strategici della riserva. I grifoni sono enormi avvoltoi che si cibano solo di carcasse e purtroppo si sono estinti in tutta Italia tranne che nella mia bellissima Sardegna dove ne sopravvivono ancora una quindicina di coppie. Qui nella Riserva del Lago di Cornino il grifone è stato reintrodotto grazie a un progetto internazionale che per essere portato avanti ha però bisogno di forti contributi… Speriamo possa proseguire, non solo per i grifoni che popolano questa zona ma anche perché il centro visite, con le sue voliere e il terrario, è un luogo che piace molto ai bambini ed è giusto che anche le generazioni future possano visitarlo.

Grifone

Ma si è fatto tardi e noi abbiamo un treno per Milano, quindi ringraziamo e salutiamo tutti per l’ospitalità e il responsabile della riserva, Fulvio Genero, ci accompagna in auto alla stazione di Udine. Termina così il nostro secondo e ultimo itinerario da blogger per caso in Friuli Venezia Giulia. Io e Domenico, mio fidanzato e fotoreporter per caso armato di reflex, siamo stanchissimi ma felici… Durante il nostro viaggio di ritorno in treno ripensiamo alle belle persone che ci hanno aiutato a scoprire questo angolo del Friuli Venezia Giulia, che hanno partecipato anche attivamente all’organizzazione dell’ itinerario e che sono state delle valide guide del territorio: appassionate, colte e ospitali! Non potevamo desiderare di meglio! E come ho esordito nel mio precedente post, se dalle difficoltà nascono sempre le opportunità, in questo caso, nonostante la mancanza di alcuni mezzi di collegamento, nonostante la pioggia quasi costante e nonostante il poco tempo a disposizione, è nata davvero una splendida opportunità! Insomma grazie a tutti, dalla redazione di Turisti per Caso al Friuli Venezia Giulia Turismo, dalle persone che ho incontrato nel mio percorso a chi mi ha seguito in diretta e interagito con me su Twitter!

Centro_Visite_Riserva_Cornino

Grazie, grazie, grazie… di cuore!

Slow tour partecipativo sulle tracce dell’acqua
sacile

Il treno è un mezzo che per me rappresenta un modo di viaggiare “slow”, filosofia che sposo e che volevo caratterizzasse il mio secondo itinerario da blogger per caso in Friuli Venezia Giulia. E così è stato, nonostante qualche difficoltà legata al tempo e all’assenza di un grande protagonista: il trenino che da Sacile si dirigeva a Gemona del Friuli, purtroppo soppresso! Ma dalle difficoltà nascono sempre le opportunità ed è per questo che il mio itinerario da “slow” è diventato anche partecipativo! In che modo? Ora ve lo racconto, partendo dalle persone del territorio che mi hanno aiutato in questa mia “piccola grande impresa”.

Iniziamo da Alessandra, mitica“guida per caso” di Sacile, che mi ha accompagnato alla scoperta del territorio di confine in cui abita,da Polcenigo a Sacile, seguendo percorsi fatti d’acqua. Io e Domenico, mia dolce e paziente metà, partiamo in treno da Milano e arriviamo venerdì sera nella stazione di Sacile, dove ci attendono appunto Alessandra e il marito Roberto. Il tempo di fare un giro panoramico di Sacile in auto e poi ci fermiamo in Piazza Duomo per un brindisi di benvenuto con vista sul Duomo di San Nicolò, patrono della città e Santo della navigazione fluviale. Dovete sapere, infatti, che la storia, la cultura e addirittura il nome di questa cittadina (che deriva dal latino saccus che significa insenatura) sono legati a un fiume: il Livenza, intorno al quale sorge il centro storico di Sacile. Chiamata anche “Giardino della Serenissima”, per via dei suoi palazzi nobiliari che risalgono al periodo veneziano, Sacile rappresenta un vero gioiellino al confine con il Veneto, da cui è influenzata sia dal punto di vista architettonico e sia culturale. Volete un esempio? Qui il dialetto è molto più simile al veneto più che al friulano.

Ma si è fatto tardi e domani ci aspetta una bella giornata impegnativa, quindi Alessandra ci accompagna nell’agriturismo dove pernotteremo: Le Favole, anche cantina, collocato strategicamente lungo la strada per Polcenigo, una delle tappe del nostro itinerario. La nostra sveglia suona presto… Diamo una sbirciata dalla finestra della nostra camera per vedere com’è il tempo: nuvoloni e pioggia! Peccato! Ok che il nostro è un percorso che “insegue” l’acqua in ogni sua forma, ma non volevamo essere inseguiti noi dall’acqua! Facciamo una colazione rapida e poi, accompagnati sempre da Alessandra e suo marito, partiamo alla volta di Polcenigo, dove incontriamo Barbara Quaia, la presidente della proloco. Qui conosciamo anche Oscar Riet, presidente del Gruppo Archeologico di Polcenigo (G.R.A.P.O), che ci guiderà alla scoperta del vicino sito palafitticolo di Palù di Livenza, che risale al neolitico e che dal 2011 fa parte dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Pioviggina ancora e io e le mie scarpe in tela non siamo pronte per affrontare il fango del sito archeologico, ma per fortuna Alessandra è organizzatissima e mi porge un paio di sacchetti di plastica da indossare con eleganza! Ora sì che può iniziare l’esplorazione! I villaggi palafitticoli preistorici dell’arco alpino rappresentano un fenomeno di straordinaria importanza storico-scientifica perché, data la loro posizione in terreni saturi d’acqua, i resti che vi si ritrovano sono perfettamente conservati, fornendo un quadro dettagliato della cultura e della vita quotidiana del passato. Oscar Riet, il presidente del Gruppo Archeologico di Polcenigo, ci spiega che l’area umida di Palù di Livenza si estende in un bacino naturale ricco d’acqua grazie alla presenza di tre sorgenti del fiume Livenza. Qui è stato ritrovato un villaggio palafitticolo di età neolitica che si è sviluppato su isolotti e bassure e che ha conservato molte testimonianza archeologiche: piatti, scodelle e ciotole in ceramica ma anche lame e punte di freccia in pietra e strumenti in legno come un secchio e cunei e spatole. Insomma si tratta di un vero e proprio archivio archeologico e paleoambientale unico nel suo genere. Attraversiamo un sentiero che ci porta nei pressi delle sorgenti del Livenza, che hanno una caratteristica precisa: pur affiorando a poche decine di metri sul livello del mare danno origine a un corso d’acqua di notevole portata, navigabile fin dalla sorgente. Una leggenda narra che in questi luoghi apparve la Santissima Trinità a un abitante della zona e per questo motivo fu eretta la chiesa della Santissima, edificio di origini antiche che ora si presenta in forme cinquecentesche.

A breve distanza dalla Chiesa sorge un’edicola dedicata alla “Madonna Immacolata”, ai piedi della quale scaturisce una piccola sorgente la cui acqua era ritenuta miracolosa per proteggere la vista e per propiziare la fecondità umana. Naturalmente andiamo a bagnarci gli occhi… Non si sa mai!

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Lasciamo il sito palafitticolo di Palù di Livenza e ci dirigiamo verso le sorgenti del Gorgazzo (affluente del Livenza): questo è un luogo magico che si presenta come un’ampia e profonda pozza, nascosta fra alberi e rocce, alimentata da acque limpide e gelide che assumono un colore stupendo: azzurro intenso con innumerevoli riflessi che vanno dal verde smeraldo al turchese. Si tratta di una sorgente carsica “di trabocco” o “a sifone” alimentata dalle piogge e dalla neve che cadono in montagna, sull’altipiano del Consiglio. È stata esplorata fino a -212 metri di profondità dallo speleosub Luigi Casati che detiene il record mondiale.

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Ma il tempo stringe e noi abbiamo ancora una gita in barca da fare… Quindi salutiamo e ringraziamo Oscar e Barbara e ritorniamo verso Sacile, dove incontreremo il signor Mario Modolo che ci accompagnerà con la sua “barcarola” lungo i canali del centro storico. Per fortuna ha smesso di piovere anche se il cielo è ancora grigio. Durante la nostra mini crociera incrociamo a bordo della sua canoa, Andrea, allenatrice del Canoa Club di Sacile e ne approfittiamo così per scambiare qualche chiacchiera con lei, che ci racconta come viene vissuto il Livenza dal punto di vista sportivo.

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Il signor Mario ci mostra il Palazzo Ragazzoni Flangini Billia, uno dei palazzi più importanti che si affaccia sul Livenza, costruito nel 1750 per volere di Giacomo Ragazzoni, apparteneva a una famiglia di ricchi armatori e banchieri veneziani. Dopo il giro suggestivo lungo i canali che attraversano il centro storico di Sacile e che ci hanno riportato al periodo veneziano, rientriamo sulla terraferma e visitiamo la “grotta delle meraviglie”, un luogo magico, il retrobottega dell’attività del signor Mario, dove sono conservati tanti oggetti restituiti dal fiume Livenza all’uomo. Fra questi mi lasciano senza parole le “murrine” gioielli in vetro la cui materia prima proveniva dal vicino Veneto e che venivano lavorati e finiti poi a Sacile. Ascoltiamo interessatissimi uno scambio in dialetto tra il padre di Alessandra e il signor Mario e poi andiamo a pranzo nell’Osteria 30 cent, appena inaugurata in Piazza Duomo. Qui, in compagnia di Alessandra, il marito Roberto e una coppia di amici assaggiamo i piatti tipici di una volta. Iniziamo con radici e fasioi piatto povero per eccellenza in cui la carne veniva sostituita dai legumi, abbinati poi a erbette condite con olio e aceto. Proseguiamo con un secondo “leggerissimo”: muset, una specie di cotechino tipico della zona, chiamato così perché contiene anche il muso del maiale. Di contorno mangiamo cavolo cappuccio rosso. È tutto davvero molto semplice ma gustoso e poi abbinato a un cabernet della zona è la morte sua!

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Ma si è fatto davvero tardi e Alessandra ci accompagna in stazione perché abbiamo un appuntamento con l’Asia nella vicina Udine… Eh sì perché con il nostro “blog tour per caso” abbiamo intercettato anche il Far East Film Festival (Festival internazionale del cinema asiatico), in occasione del quale avranno luogo le #invasionidigitali: bellissima iniziativa organizzata da singole persone o gruppi che liberano la cultura “invadendo” i luoghi di interesse storico-culturale e condividendo sui social ciò che vedono e fanno! Appena scesi dal treno ci rendiamo conto dell’atmosfera internazionale che si respira nella città di Udine… Ci dirigiamo spediti verso Palazzo Morpurgo, uno dei punti nevralgici della cultura di Udine e luogo da cui partirà la nostra #invasionedigitale. Qui incontriamo alcuni amici blogger e instagramers fra i quali Alberto, altro blogger per caso in Friuli Venezia Giulia, ma anche Cristina del Web Marketing del Friuli Venezia Giulia Turismo

Ecco, ci siamo tutti allora e siamo pronti a invadere Udine e a scoprire come la sua cultura possa fondersi con quella asiatica!

Iniziamo con una lezione di Haiku nel giardino interno loggiato del Palazzo Morpurgo. Per chi non lo sapesse l’Haiku è un componimento poetico caratterizzato dalla peculiare struttura in 3 versi, rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. Alberto mi fa subito notare come quest’arte possa essere assimilata a un moderno tweet dove la difficoltà sta appunto nell’esprimere un concetto o un’emozione in un numero limitato di caratteri. Armata di smartphone fotografo, twitto, interagisco e condivido sulla pagina di Turisti per Caso mentre Domenico mi aiuta scattando foto con la macchina fotografica! Poi ci spostiamo verso i vicini Giardini del Torso per assistere alla cerimonia del tè, rituale sociale e spirituale praticato in Giappone, dal fascino indiscutibile. Infine terminiamo la nostra invasione nella Galleria Tina Modotti, edificio in stile liberty, sede antica del mercato del pesce e luogo dove si tiene l’inaugurazione di “Indastria”, mostra fotografica a cura di Demis Albertacci che ci racconta il cosplay (dai termini inglesi “costume “ e “player”, è una categoria di appassionati di fumetti, videogiochi, film d’animazione ma non solo, che si calano nelle vesti dei loro beniamini, realizzando e indossando gli abiti e i vari accessori caratterizzanti il loro personaggio) attraverso le sue belle immagini! Molto bella la mostra e affascinante il contrasto fra passato e futuro che vi si respira all’interno ma anche lo scontro-incontro di cultura come la nostra e quella asiatica (anche se il fenomeno del cosplay ha preso piede anche in Italia). La nostra invasione si può dire conclusa e dopo un aperitivo in compagnia di amici con un calice di Tocai Friulano in uno dei locali della movida di Udine (città particolarmente viva nel weekend), ritorniamo in stazione perché ci aspetta un treno con destinazione Gemona del Friuli.

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Tra l’altro vorrei sottolineare una cosa: altro che “slow” tour, io e Domenico abbiamo corso parecchio per prendere quel treno ma alla fine ce l’abbiamo fatta! In circa venti minuti siamo arrivati in stazione e il nostro albergo (Hotel Si-Si, che ci è stato consigliato scoprirete poi da chi) dista pochi minuti a piedi. Lo raggiungiamo e il tempo di darci una rinfrescata e usciamo di nuovo per visitare Gemona alta… Eh già perché noi ci troviamo nella parte bassa e tra noi e il centro storico c’è una bella salita! Ma mossi dalla fame (ormai è ora di cena!) ci arrampichiamo su una stradina che ci porta dritti dritti nel cuore di questa bella cittadina, simbolo di rinascita del Friuli Venezia Giulia dopo il terribile sisma del 1976. Intanto chiedo consigli su dove mangiare via Twitter e ricevo una dritta dal profilo dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese, dove andremo domani e il cui responsabile mi aveva indicato anche il piccolo albergo dove alloggiamo. Seguendo il loro consiglio, ceniamo nel Ristorante Duomo con vista appunto sul Duomo di Santa Maria Assunta, ricostruito per anastilosi (mediante la ricomposizione con i pezzi originali delle antiche strutture) in seguito al terremoto che sconvolse la regione. Il Duomo illuminato con faretti violacei è molto suggestivo e conferisce un’atmosfera davvero romantica all’intera piazza e alla nostra “frugale” cena a base di: gnocchetti di spinaci con burro nocciola, semi di papavero e scuete fumade (ricotta affumicata della Carnia), frico morbido e polentina bianca (a detta di Domenico “uno dei migliori mai assaggiati in Friuli) e per finire la saporitissima trota di Sauris servita sempre con polenta bianca e patate: tutto ottimo… davvero! Complimenti alla cucina! Finito di cenare, facciamo una bella passeggiata lungo la suggestiva Via Bini per ammirare i palazzi restaurati rispettando l’aspetto originario. Tra questi, molto bello è Palazzo Elti, sede del Museo Civico

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È tardi e domani dobbiamo continuare il nostro percorso sulle tracce dell’acqua del gemonese, rientriamo così in albergo per riposarci dopo una giornata piacevolissima ma abbastanza impegnativa…

(continua…)

Valentina è pronta ad “invadere”… il Friuli Venezia Giulia!
valentina_colline

Domani, Valentina Macciotta, in arte @valemct, arriva in Friuli Venezia Giulia per il suo secondo tour da Blogger per caso in collaborazione con Turisti per caso.

Nei borghi più belli d’Italia a Valvasone, Cordovado e Passariano
Castello di Valvasone

La domenica mattina esco di buon’ora per visitare Valvasone e come prima cosa entro all’ufficio turistico dove trovo personale molto preparato che mi indica il percorso migliore e mi rifornisce delle guide turistiche della zona. Qui è anche possibile noleggiare per 5 euro un’audio-guida “emozionale” che accompagna nel mentre del cammino raccontando i luoghi e la storia del borgo. Passeggio incontrando il Castello e la sua Piazza, il Mulino, il Duomo fino ad arrivare al Convento dei Servi di Maria. Valvasone è uno dei centri che ancora oggi si presenta quasi intatto nel suo aspetto medievale ed il Castello è stato costruito a fine 1200 su ordine del Patriarca di Aquileia. Una curiosità è che questa località è anche il borgo delle spose, una delle location ideali per il giorno del matrimonio tra sale affrescate, chiese e chiostri con giardino.

[caption id="attachment_5563" align="aligncenter" width="580"]Castello di Valvasone Castello di Valvasone[/caption]

Per completare un itinerario che coniughi arte, storia e cultura, partendo da Valvasone si possono facilmente raggiungere Cordovado e Sesto al Reghena, tra i borghi più belli d’Italia. Cordovado ha il suo centro nel Castello medievale e conserva un fascino senza tempo, tanto che ogni anno qui si svolge una delle più antiche rievocazioni storiche in costume e il palio in cui si sfidano i diversi rioni. Sesto al Reghena affonda le sue radici in epoca romana, essendo anticamente postazione militare e via di snodo per il passaggio a Nord. E’ famoso grazie anche all’Abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis, che qui sorse nel VII secolo e che lo rese centro del potere temporale nel Friuli occidentale.

[caption id="attachment_5564" align="aligncenter" width="580"]Borgo di Cordovado Borgo di Cordovado[/caption]

Mi sposto verso Codroipo raggiungendo in località Passariano Villa Manin, uno dei più bei complessi monumentali del Friuli Venezia Giulia che risale al seicento e dove in questo periodo e fino al 7 aprile 2013 è in corso di svolgimento la Mostra dedicata a Giambattista Tiepolo. L’ho definito un percorso di arte nell’arte perché sono le sontuose sale della Villa che accolgono il percorso artistico del grande pittore settecentesco, con le sue opere che vanno dagli inizi della carriere fino alla maturità. Villa Manin è luogo abituale di grandi mostre ed eventi nel corso dell’anno e la mostra è gremita di tanti visitatori che provengono dall’Italia e dall’estero. Mi concedo del tempo per visitare con calma le diverse sale, ripercorrere il percorso artistico del Tiepolo, godere di opere davvero uniche che provengono per l’occasione da importanti musei di tutto il mondo.
Il mio itinerario tra arte e artigianato da Maniago a Codroipo si conclude qui, ma avrò sicuramente piacere in futuro a ripercorrere queste strade. Si trattava di zone che ho conosciuto per la prima volta e che hanno lasciato in me un vivido ricordo di bellezza, semplicità e bontà.

(Leggi il diario della prima giornata a Maniago e della seconda a Spilimbergo e Pordenone)

[caption id="attachment_5565" align="aligncenter" width="580"]Villa Manin Villa Manin[/caption]
Blogger per Caso a Spilimbergo e Pordenone
pordenone

La mattina seguente mi alzo presto e faccio una bella passeggiata a Spilimbergo, dove ogni sabato mattina ha luogo il mercato rionale. Raggiungo il Castello e il punto panoramico del Municipio, passando per stradine ordinate e palazzi antichi restaurati con grande cura. La cittadina è meta anche di un turismo enogastronomico grazie ai suoi ristoranti e alle osterie storiche, alcune delle quali insignite della targa di locale storico per la loro tradizione.

[caption id="" align="aligncenter" width="408"]Torre di Spilimbergo Torre di Spilimbergo[/caption]

Riprendo la strada e raggiungo in poco tempo il borgo medievale di Valvasone, dove mi attende Luisa Menini della cantina Borgo delle Oche per una degustazione dei suoi vini. Borgo delle Oche è una piccola azienda vitivinicola a conduzione famigliare che è nata dalla passione comune di Luisa e suo marito Nicola. La sede e la sala degustazione si trovano proprio nel cuore del centro storico di Valvasone, quello che anticamente era chiamato il borgo delle oche da cui prende il nome la cantina. Degustiamo il Traminer Aromatico nelle sue versioni secca e dolce e il Refosco dal Peduncolo Rosso: i terreni di questa zona vitivinicola sono tipicamente sassosi ed i vini sono freschi, fruttati e profumati. Luisa mi fa assaggiare anche il suo Lupi Terrae 2009, uvaggio di malvasia istriana, friulano e verduzzo, che l’anno scorso ha vinto un premio come uno dei vini italiani che meglio si abbina alla mozzarella di bufala!

[caption id="attachment_5556" align="aligncenter" width="580"]Le oche di Borgo delle Oche Le oche di Borgo delle Oche[/caption]

Per pranzo ho un appuntamento con una guida d’eccezione a Pordenone, la blogger Sara Rocutto, che vive in queste zone e le conosce molto bene. Sarà lei a farmi visitare la città e a farmi scoprire l’anima di questo luogo. Ma prima dello spirito, dobbiamo rifocillare il corpo e per pranzo ci concediamo un ottimo pasto alla Vecia Osteria del Moro: di osteria c’è solo il nome, il locale propone ambienti e cucina molto raffinati, sempre con un occhio di riguardo alle ricette e ai vini del territorio. Il nostro tour della città parte dalle rive del Noncello, fiume che lambisce Pordenone e dal quale deriva anticamente il nome della città, Portus Naonis. Passiamo attraverso le eleganti vie cittadine osservando il Palazzo Comunale di stile gotico, il Duomo di San Marco e il suo alto Campanile. Lungo il centro della città vi sono dei bellissimi palazzi porticati gotici e rinascimentali, come per esempio Palazzo Ricchieri, con facciate adornate da pregiati affreschi.

[caption id="attachment_5557" align="aligncenter" width="408"]Municipio di Pordenone Municipio di Pordenone[/caption]

Pordenone è città di arte e cultura e nel corso dell’anno qui si svolgono importanti festival dedicati alla letteratura nazionale ed internazionale e al cinema d’autore. Nel mese di marzo si svolge il Dedica Festival, che celebra ogni anno un’unica personalità importante nel panorama culturale, dedicandole appunto seminari, serate di approfondimento, incontri tematici e mostre. Il protagonista dell’evento del 2013 è lo scrittore spagnolo Javier Cercas, per la celebrazione del quale è stata anche realizzata una mostra fotografica al ParCo Spazi Espositivi di via Bertossi, che sarà aperta fino al 30 aprile 2013. Andiamo a visitare l’esposizione che racconta per immagini il mondo dello scrittore in uno spazio innovativo e di grande impatto. Sara mi racconta di quante personalità che oggi operano nel campo della cultura in Italia e all’estero siano nate a Pordenone, forse proprio grazie ai tanti stimoli che offre questa città.

Palazzi nel centro storico di Pordenone

Proseguiamo la nostra passeggiata e non possiamo non notare le vetrine che straripano di fontane di cioccolato, cioccolatini e uova di Pasqua: si tratta dei locali di Peratoner, storica cioccolateria che qui ha sede. Ha ben due spazi dedicati all’assaggio dei dolci e delle delizie e noi ne approfittiamo per gustare una tortina al cioccolato e mirtilli!

[caption id="attachment_5559" align="aligncenter" width="408"]Tortino al cioccolato e mirtilli Tortino al cioccolato e mirtilli[/caption]

Si è fatta sera, è tempo di salutare la mia guida Sara e ritornare a Valvasone dove ho prenotato una camera al B&B La Contrada, una delle strutture inserite nel circuito “ospitalità nelle case in Friuli Venezia Giulia”, in effetti l’accoglienza è molto cordiale!
Dopo aver posato le borse nella mia camera, che si trova nella zona pedonale del borgo medievale, esco e gironzolo per la cittadina. Uno dei locali del centro, Il Cantinone, ha in programma una festa con musica dal vivo, degustazioni di vini e prodotti tipici. Ordiniamo un calice di buon vino delle Grave del Friuli e un tagliere con salumi e formaggi locali da leccarsi i baffi. TO BE CONTINUED…

(Leggi il diario della prima giornata a Maniago)

Elena Blogger per Caso a Maniago!
La Piazza di Maniago

Prima ancora di partire so che tutto andrà bene. Come lo so? Facilissimo prenotare le strutture online, molte presenti sui social network e reattive nella risposta. La provincia di Pordenone sembra essere la zona del Friuli Venezia Giulia dove più di altre l’innovazione tecnologica e le nuove modalità di comunicazione hanno attecchito positivamente!
Per me che uso quotidianamente facebook e twitter anche per comunicazioni di servizio, è un sollievo! Non ho fatto neanche una telefonata per prenotare il pernottamento, gli appuntamenti e le visite in cantina e per ricevere informazioni turistiche di cui avevo bisogno. Mica male, eh?!

[caption id="attachment_5545" align="aligncenter" width="580"]La Piazza di Maniago La Piazza di Maniago[/caption]

Il mio viaggio inizia venerdì 22 marzo 2013 con un tempo primaverile che dona allegria; lungo la strada noto già alcuni alberi in fiore, la natura in Friuli Venezia Giulia si risveglia. Arrivo a Maniago in tarda mattinata e scopro con sorpresa che ha una delle piazze più grandi della regione, con una monumentale fontana al centro. Mi diverto a scattare alcune immagini in questo spazio così ampio, pieno di luce e colore.
A pochi passi dal centro si trova l’Osteria Vecchia Maniago, una locanda dall’atmosfera accogliente con il tipico bancone in legno in entrata e una saletta secondaria più tranquilla dove gustare qualche pietanza locale. Questo è uno dei posti nella zona dove si può assaggiare la pitina, anche nelle sue versioni peta e petuccia: si tratta di un salume di carne di selvaggina aromatizzato con erbe, affumicato e stagionato. La sua produzione appartiene alla Val Tramontina e Val Cellina ed è un presidio Slow Food per la rarità che la contraddistingue. Ordino alcune fette di petuccia e un buon calice di Cabernet Franc, perfetto antipasto. Scorrendo il menu, la mia attenzione viene colpita dal “sandwich alla carnica” nella sezione mangia tanto spendendo poco! La curiosità è alta, è la prima volta che trovo questa pietanza e non so come sia. Di lì a poco mi giunge un piatto con un vero e proprio sandwich composto da uno strato di polenta abbrustolita, uno strato di fette di salame friulano cotto e uno strato di formaggio montasio fuso a ricoprire il tutto. È una bontà stratosferica, se non si badano alle calorie ;-)

[caption id="attachment_5546" align="aligncenter" width="437"]Sandwich alla carnica Sandwich alla carnica[/caption]

Dopo pranzo vado a visitare una delle aziende che si occupo di coltelli a Maniago. Dovete sapere che Maniago è il distretto delle lame per eccellenza e qui vengono prodotti coltelli, cavatappi, forbici tra i migliori al mondo. La tradizione dei fabbri e dei coltellinai mi ha sempre affascinato: è del 1453 la prima traccia che documenta la produzione artigianale fabbrile nel maniaghese. Ed ancora oggi circa 90 imprese sul territorio lavoro i metalli per forgiare le lame più belle del mondo. Alle Due Ancore mi attende Andrea Girolami, che porta avanti l’attività avviata dal bisnonno nel 1885. Mi spiega che oggi le aziende di Maniago si sono specializzate ognuna nella lavorazione specifica di un prodotto in metallo, dai coltelli agli strumenti chirurgici: alta qualità della materia prima e alta qualità della lavorazione, questo è ciò che contraddistingue il loro lavoro. Andrea ha anche sviluppato una linea di coltelli molto innovativa per il design e il packaging: veri e proprio set da cucina per gourmet come per esempio il trio tagliasigaro, coltello per cioccolato e bicchiere da grappa per serate in relax oppure il duo coltellino per il lime e pestello in metallo per fare il mojito. Composizioni ad alto tasso di creatività che sono in vendita da Harrods e alle Galieries Lafayette…rigorosamente made in Maniago!

[caption id="attachment_5547" align="aligncenter" width="580"]Il set grappa, cioccolato & sigaro Il set grappa, cioccolato & sigaro[/caption]

Il mio tour prosegue al Museo dell’arte fabbrile e delle coltellerie, che si trova vicino al centro città, e che custodisce la memoria storica e l’attualità del distretto del coltello. Il museo ha sede all’interno di quello che è stato il primo grande impianto manifatturiero per la fabbricazione di coltelli all’inizio del ‘900: un bel modo di recuperare e valorizzare l’identità di un luogo grazie ai suoi simboli più forti! E’ una struttura che sfrutta il design e la suggestione dei colori e degli ambienti, ricreando scene di vita e lavoro legate alla storia della città. Sale filmati, cornici digitali ed interattività sono i pilastri di questo bellissimo museo che ha due piani adibiti ad esibizione. Noto con curiosità anche una sezione dedicata all’immagine del coltello nei film più famosi: lo sapevate che la spada che Mel Gibson sfoggia in Braveheart è stata realizzata proprio a Maniago? Ebbene sì, e si mormora che anche il coltellaccio di Rambo sia stato realizzato qui! Vengo a sapere che in agosto, mese dedicato all’evento annuale “Coltello in festa”, il Museo si appresta ad ospitare una grande esposizione dedicata interamente alle forbici prodotte a Maniago, buono a sapersi perché sarà un’occasione per un nuovo tour in questa località.

[caption id="attachment_5548" align="aligncenter" width="580"]Museo dell'arte fabbrile di Maniago Museo dell’arte fabbrile di Maniago[/caption]

Lascio il museo e prendo la strada per Valeriano, piccola frazione di Pinzano al Tagliamento, dove mi attende Alessandro Vicentini Orgnani per la visita della sua cantina e una degustazione dei vini. La zona di produzione vitivinicola è quella delle Grave del Friuli, ma qui siamo proprio al limitare del suo confine nord, da dove si vedono già le montagne innevate. Alessandro è un estroso del vino, poca produzione e fatta a modo suo senza compromessi. Ama il suo angolo di paradiso ed effettivamente è un luogo splendido: i vigneti coabitano con una natura forte e selvaggia, un senso di infinito e pace ci pervade camminando tra i filari al calare della sera. La sala degustazione è intrisa di arte e cultura tra quadri e libri, il fogolar accesso dà un senso di accoglienza. Degustiamo i vini che lui produce, il Friulano, il Merlot ed infine quello che più di ogni altri attendevo e ricercavo, l’Ucelut. E’ un vitigno autoctono di Valeriano, Pinzano al Tagliamento e Castelnovo del Friuli di origini antichissime, il suo nome deriva dal termine “uve uccelline”, grappoli ai margini del bosco che attirano per la loro dolcezza gli uccelli. L’Ucelut è un vino dolce prodotto in limitatissime quantità, assolutamente da provare!
A fine degustazione saluto Alessandro e prendo la strada per Spilimbergo, che dista solo 15 minuti, dove ho prenotato una camera al B&B Relais La Torre in pieno centro storico della città dei mosaici. Più che una camera, è un elegante mini appartamento con salottino ideale per trascorrere un week end lungo in questa località. TO BE CONTINUED

[caption id="attachment_5549" align="aligncenter" width="580"]Salotto da degustazione di Vicentini Orgnani Salotto da degustazione di Vicentini Orgnani[/caption]
Elena, la nostra blogger per caso, in partenza!
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Questo week end Elena Roppa, una delle vincitrici del concorso Blogger per caso, organizzato in collaborazione con Turisti Per Caso, è in partenza per il suo secondo tour in Friuli Venezia Giulia. In attesa di seguire in diretta tutti i suoi spostamenti e di leggere i suoi reportage, le abbiamo fatto un po’ di domande… Leggete l’intervista! ;-)

Terra, fuoco e il Friuli… al rallentatore
La di Carlin, Frisanco.

Mi alzo prima dell’alba. Fuori, Barcis è dentro una bolla di buio con la neve che cade dentro. Lenta. La lentezza in un viaggio è importante, forse l’andatura lenta, slow, è la chiave per scovare qualcosa di magico in ogni angolo della bolla più grande, che contiene il punto dove ero in quell’istante. E durante la seconda giornata lungo il Friuli Venezia Giulia vedremo tante volte quanto la lentezza rende magica questa terra. La colazione al Rifugio è nutrita. Cinque assaggi di dolci diversi. E poi partiamo, ha smesso di nevicare e la strada è pulita. Superiamo il ponticello che collega le due sponde del lago di Barcis, attraversiamo il paese che si sta svegliando e osserviamo il lago. E’ di un verde che ricorda gli occhi di una donna.

Siamo diretti a Spilimbergo, ci aspetta la Scuola Mosaicisti del Friuli. Abbiamo prenotato la visita, che è gratuita. Ci attende il dottor Gianpiero Brodevani, direttore della Scuola. Ammetto che non conoscevo molto sul mosaico, non mi ero mai fermato a guardarne con calma uno, prima di questo incontro. La Scuola è in centro a Spilimbergo. E’ sabato e non ci sono lezioni. Quando entri sei già rapito e percepisci che stai per vivere un’esperienza visiva lenta, che non ti aspettavi. La Scuola è stata fondata nel 1922, nel 2012 quindi ha compiuto 90 anni e c’è un grande mosaico celebrativo di questo compleanno. E’ coloratissimo, passionale.

[caption id="attachment_5523" align="aligncenter" width="580"]Scuola Mosaicisti di Spilimbergo Scuola Mosaicisti di Spilimbergo[/caption]

Al dottor Brovedani piace proprio raccontare la storia della Scuola, guardando le date la più antica d’Italia. Il primo nucleo della Scuola è stato fondato a Sequals, dove poi andremo per “incontrare” una leggenda. E da Sequals veniva Gian Domenico Facchina che ha inventato il metodo moderno del mosaico, quello che decora l’Opera di Parigi, tanto per intendersi. La Scuola è un istituto di alta formazione e, nel 2012, ha attirato più di 37.000 visitatori interessati a vedere da vicino le tecniche, i colori, le curiosità dietro ai mosaici. La Scuola è frequentata attualmente da allievi di 22 nazioni diverse e realizza o ha realizzato opere praticamente in tutti i continenti. Si respira la voglia di mettersi in gioco, di confrontarsi. All’interno è possibile vedere molti esempi di mosaico, toccare i materiali. Un’esperienza che si fa guardando tutte le sfumature di colori e di forme che il mosaico può assumere. Incontriamo una ex allieva che lavora il sabato ad un progetto nuovissimo, che non possiamo fotografare. Ci racconta che la lentezza nel mosaico è tutto, ma deve restare nella mani. Occhi e mente devono essere lasciati liberi di andare veloci, di esportare, di ricostruire ogni punto fermo per renderlo ancora più fermo. Salutiamo il dottor Brovedani che ci regala una recente pubblicazione edita dalla Scuola, un almanacco dei mosaici che si possono trovare in tutto il territorio friulano, negli edifici pubblici, privati, lungo le strade. Un filo conduttore per un’altra prospettiva per scoprire il Friuli.

Ci rechiamo a Sequals. E’ un paese dal nome duro, vero? E’ gente concreta e sorridente quella che vive da queste parti. Fa freddo, tanto, ma dobbiamo fermarci perché una delle leggende friulane qui aveva casa. Era una montagna che camminava, chi lo ha conosciuto lo chiamava il Gigante buono, per i muscoli colossali e per la generosità di cuore. Era nato qui a Sequals nel 1906. È emigrato negli Stati Uniti come tanti suoi compaesani e nel 1933 ha vinto il titolo dei pesi massimi di pugilato. Forse una delle storie più note tra quelle dell’emigrazione friulana. Il suo nome era Primo Carnera. Villa Carnera si vede solo dal cancello chiuso, si intravede la palestra dove Primo si allenava. La sua è una storia di rivincita. Gente concreta e generosa quella di queste parti. C’è un collegamento tra diverse generazioni pordenonesi che mi piace raccontare qui. Allora, Davide Toffolo è un fumettista ed è il cantante di un gruppo di Pordenone i “Tre Allegri Ragazzi Morti” che ha dedicato una sua canzone a Pordenone (“Prova a star con me un’altro inverno a Pordenone”). Toffolo ha scritto un albo a fumetti dedicato a Primo Carnera (“Carnera, la montagna che cammina”) dal quale, scopro, potrebbe essere tratto un cartone animato.

Lasciamo Sequals e iniziamo a salire verso la Val Colvera, prossima tappa a Frisanco e Poffabbro, questo considerato uno dei borghi più belli d’Italia, tutto arrampicato sulla roccia. I due borghi, scopriamo, hanno le case costruite di pietra e legno. Mi ricordano Erto e Casso che abbiamo visitato ieri, nella zona del Vajont. Prima facciamo due passi per Poffabbro, dove c’è una tradizione legata ai presepi. La natività è rappresentata in ogni dimensione, con tanti materiali diversi, ed è ospitata nelle finestre di pietra delle case, negli incroci delle strade, dietro una nicchia di un muro portante, tra il muschio naturale vicino ad una fontana. Poffabbro rimane città dei presepi sino al 13 gennaio del 2013. Non troviamo una trattoria aperta a Poffabbro, cose che capitano. Allora scendiamo a Frisanco. Mangiamo nel ristorante dell’Albergo delle Alpi che ha una architettura curiosa per il luogo e, forse per le montagne sullo sfondo, mi ricorda un albergo di un vecchio film di spionaggio. Non ho visto le camere, ma immagino abbiano ancora le chiavi per aprire la porta, non la tessera magnetica. Mi piacciono la camere d’albergo con le chiavi classiche, introducono in una dimensione casalinga anche quando sei molto lontano da casa. Mangiamo un ottimo risotto con i funghi seguito da un piattone di capriolo e polenta. Buona la cucina, buono il prezzo. E con l’aiuto del figlio dei proprietari dell’albergo troviamo la via per un’autentica chicca che ci riserva questo spicchio di Friuli:la raccolta di miniature realizzate a mano dal signor Carlo Beltrame.

[caption id="attachment_5524" align="aligncenter" width="580"]La di Carlin, Frisanco. Da li mans di Carlin, Frisanco.[/caption]

La raccolta ha un nome che parla “Da li mans di Carlin”, dalle mani di Carlin. Il signor Carlo, classe 1912, una volta andato in pensione ha ricreato con pazienza alcuni scorci della Frisanco degli anni ’30, in scala 1 a 10. Carlo è morto da poco, a 100 anni, lasciando in eredità la sua memoria e la sua fantasia. Una precisione incredibile nel ricreare con il legno la scuola elementare, la chiesa, l’osteria, il mulino, tanto che sbirciando dentro le porte in miniatura, per un effetto ottico, quasi sembra di guardare dentro una casa vera o dentro l’osteria del paese. Anche qui troviamo ancora la lentezza e la concretezza, ma anche l’ironia e la creatività che si respira da queste parti. Mandi Carlin.

Abbiamo sete, ci vuole una birra. Torniamo giù, verso la zona del maniaghese, per raggiungere il birrificio “La Birra di Meni” a Cavasso Nuovo, un paesino particolare, che ospita anche un interessante museo sull’emigrazione friulana. Ci accoglie Giovanni, figlio del “Meni”, Domenico, fondatore e costruttore (lo ha edificato proprio lui!) del birrificio. L’impianto è nato dalla passione della famiglia Francescon per la birra e la buona compagnia. Ci sono le varietà di birra classiche, doppio malto, non pastorizzate, rifermentata in bottiglia senza aggiunta di conservanti né di anidride carbonica. Ci sono le birre stagionali, come quelle alla mela, alla zucca o alla castagna. Le varie birre prendono il nome dalle borgate di Cavasso. L’ultima nata è la “Grava”, una India Pale Ale, con il luppolo selvatico. È uno spettacolo! E per Natale, il Meni produce una speciale birra al miele. Il birrificio emana calore, curiosità per l’arte della birra… è un luogo da cui possono partire molti viaggi, perché è stato la realizzazione di un sogno.

Salutiamo Giovanni e la “Birra di Meni”, c’è un ultimo appuntamento che ci aspetta: i Templari. I cavalieri Templari sono, erano, a San Quirino, un comune che comprende le frazioni di San Foca e Sedrano. Attualmente San Quirino risulta essere paese di transito tra Pordenone e Valcellina, da dove sono arrivato. Eppure, nel passato remoto, San Quirino è stato un centro strategico. A Sedrano ci sono tracce di insediamenti di epoca romana, ma la caratteristica di San Quirino è il passato templare. Il territorio è appartenuto, infatti, ai Cavalieri Templari dal 1219, dopo il riconfinamento delle terre che il duca di Ottocaro aveva donato a Dio poco prima della prematura morte, a 21 anni. Da quel momento, il territorio è rimasto nel patrimonio dei Templari del Friuli e questo “divin isolamento” ha contribuito allo sviluppo di una lingua unica, variante del locale friulano, parlata a San Quirino fino alla metà del ventesimo secolo. Nel 1312, il territorio dell’attuale comune è passato ai Cavalieri di Malta e, in seguito, ad alcune famiglie nobiliari della zona. Al di là delle suggestioni suscitate dall’epopea dei Templari e del mistero che, al di là delle ricerche storiche, ancora avvolge la figura di questi cavalieri, passeggiare per qualche momento per San Quirino permette di far vagare un po’ l’immaginazione. Noto che il fregio comunale di San Quirino è lo stemma templare con i due frati cavalieri che montano un solo cavallo. Mi piacerebbe approfondire questa particolarità sospesa tra storia e leggenda…

Devo lasciare il Friuli Venezia Giulia, tornare alla vita reale dopo questa esperienza molto particolare, in una zona che conosco, ma che non smette mai di sorprendermi. Saluto Dario, lui in Friuli ci resta, a Udine. Ci rivedremo presto, un altro viaggio è dietro l’angolo. Mentre sto tornado a casa, mi fermo lungo qualche strada del pordenonese e guardo il cielo che inizia a imbrunirsi. Fa freddo, ma si sta bene all’aperto. Davvero questa è una regione dai forti contrasti, in molti aspetti. Come il buio gelido e umido della diga del Vajont al colore vivo e caldo dei mosaici di Spilimbergo. La dolcezza delle torte a Barcis, il gusto deciso e selvatico della birra artigianale a Cavasso Nuovo. Il calore dei presepi di Poffabbro, la fantasia e precisione delle miniature di legno di Carlin a Frisanco e il mistero ovattato dei Templari di San Quirino e dell’acqua azzurra del Gorgàs, vicino Polcenigo. Tante suggestioni, tante realtà. E tanti incontri che hanno colorato questa parte di Friuli, questi borghi e la loro natura un po’ selvaggia che sono da scoprire mentre li si vive, assieme alle storie e leggende che raccontano. Il Friuli è proprio bello da guardare. Ascolto la canzone “La strada” dei Modena City Ramblers e rido di gusto. Bello aver vissuto questa esperienza di viaggio, alla prossima… Buon Natale, buono davvero.

Alberto

(Leggi la prima parte del diario di viaggio di Alberto “Acqua, aria e le Dolomiti Friulane attorno”)

Acqua, aria e le Dolomiti Friulane attorno
Il Gorgazzo (foto di Dario Moriella)

E alla fine partiamo. Ci aspetta il pordenonese, per un percorso inedito, tra acquaariaterra e fuoco. Io e il mio amico fotografo Dario, a bordo della mia Fabia, amichevolmente chiamata Skodinzola… la cito solo come omaggio per essermi stata fedele compagna per tanti viaggi, in compagnia o da solo. Poco più di un mese fa, ho avuto un brutto incidente e ora mi fa un enorme piacere che io e “lei” ci siamo ancora e siamo pronti ad una nuova partenza.

La nostra scoperta del Friuli Venezia Giulia inizia al mattino presto perché, in questo periodo dell’anno, nella zona del Vajont sarà già buio quando arriveremo nel tardo pomeriggio. E scopriremo, poi, che l’assenza di luce ci regalerà uno dei momenti più suggestivi del primo giorno di viaggio, come il colore ci darà una prospettiva sorprendente durante il secondo giorno.

Dunque, arriviamo in località Santissima, vicino a Polcenigo, e lì abbiamo il primo incontro con l’acqua che incontreremo molte volte, in diverse forme. In questa zona nasce il fiume Livenza. Alla Santissima incontriamo per caso una famiglia di cigni e Davide, cuoco della trattoria Alla trota blù, che ci indica la via per raggiungere la sorgente del Gorgazzo. Prima però ci sgranchiamo le gambe a Polcenigo. Passeggiare per Polcenigo è piacevole, ci fermiamo poco, e ci colpisce la calma di paese Qui ha sede il Museo dell’Arte Cucinaria, che ricorda i cuochi friulani emigrati in tutto il mondo. Vicino a Polcenigo, alla Santissima, nasce il Livenza e le sorgenti sono particolarmente scenografiche. Vicino a Polcenigo c’è una particolarità verde: il Parco Rurale “Europark” di San Floriano, un riserva naturale e rurale, che raccoglie la fauna e la flora locale. Sempre vicino a Polcenigo, in direzione Caneva, si estende Palù di Livenza, uno dei più antichi siti paleolitici del nord Italia, dal 2011 iscritto nelle liste Unesco per i siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino.

Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo versola sorgente del Gorgazzo, Gorgàs in friulano.

Il Gorgazzo (foto di Dario Moriella)

La sorgente la si raggiunge a piedi, lungo un tratto di torrente che scorre accanto ad un gruppetto di case. Man mano che ci si avvicina alla sorgente sembrano sparire tutti i suoni e l’acqua diventa di un azzurro cristallino mai visto. Una volta abituati a quello strano silenzio, ci accorgiamo che, in realtà, l’unico suono che rimane in quel luogo è quello dell’acqua che viene a galla da dentro la roccia carsica. L’acqua appare quasi ferma, però sul pelo della superficie si intuiscono dei piccoli vortici che fanno diventare la corrente subito tumultuosa appena poco più là. C’è un ponticello praticamente a livello dell’acqua e il terreno è fangoso. Inizia a fare freddo, ho le mani gelate e il fiato si condensa. Eppure qui fuori si sta bene. I riflessi verde smeraldo brillante danno un misto di serenità e inquietudine. Un luogo quasi sospeso tra la roccia sopra la sorgente e l’acqua che silenziosamente emerge. Il Gorgàs ha qualcosa che va oltre la suggestione. Parlando con l’oste del bar vicino alla sorgente (in una struttura che non altera l’atmosfera del luogo) vengo a sapere che qui si celebra la messa la notte della vigilia di Natale. Mi piacerebbe andarci…

Per pranzo decidiamo di risalire la pendenza che porta in Piancavallo. La strada è ben asfaltata lungo tutto il percorso. Così, in modo piuttosto agevole, dalla sorgente sotterranea ci troviamo ai 1.267 metri del Piancavallo. Però il cambio di temperatura è notevole: da 3 gradi a meno 6. L’aria qui su è frizzante, accarezza la gola. Punge. Arriviamo in Piancavallo a metà pomeriggio ed entriamo nella taverna “all’Urogallo”, un locale storico di queste parti, che ha la cucina aperta fino a tardi nel pomeriggio. Il Piancavallo è un grande stadio all’aperto dove si può praticare lo sci, lo snow board, il free style, pattinare, passeggiare in mezzo ai boschi con le ciaspole, persino giocare a bocce. O si può semplicemente guardare questa vallata ed ascoltare la neve scendere. Perché da queste parti, abbiamo capito, la neve quando scende va ascoltata. La neve come quella che è iniziata a calare mentre stiamo mangiando. E la prima spruzzata di neve rende tutto più divertente. Vista l’intensità crescente della nevicava decidiamo di ritornare presto a valle direttamente verso Barcis, dove passeremo la notte. La strada si snoda in mezzo al bosco, attraverso tornanti e falsi piani ormai coperti di neve. Scendiamo con attenzione e in sicurezza (l’equipaggiamento da neve è necessario in questa zona) … ed è divertente guidare in questa situazione climatica. Arriviamo al lago di Barcis avvolto dentro un’atmosfera gotica.

C’è ancora luce e decidiamo di proseguire immediatamente verso Erto, Casso fino a raggiungere la diga del Vajont. Continua a nevicare, ma a Barcis non fa molto freddo. Arriveremo alla diga quando sarà già buio e probabilmente ne vedremo solo l’ombra.

[caption id="attachment_5518" align="aligncenter" width="580"]la diga del Vajont (foto di Dario Moriella) La diga del Vajont (foto di Dario Moriella)[/caption]

Il lago di Barcis (oltre 400 metri s.l.m.) è un bacino artificiale. L’acqua assume in ogni periodo dell’anno il colore verde smeraldo che regala alla gola tinte brillanti, che non si smorzano nella stagione invernale. Il riverbero del sole fa pensare di essere nel nord Europa ed è molto piacevole, in estate, guardare il tramonto sulla spiaggetta di ghiaia che dona a questo borgo lacustre di 250 residenti un’atmosfera perfetta per ascoltare le storie di folletti e fate che si raccontano da queste parti. Come quella degli alberi parlanti o delle Aganis. Le Aganis sono figure leggendarie della tradizione popolare friulana. Cambiano nome a seconda delle vallate: Agane, Anguane, Aganas. La leggenda narra che le Aganis vivano lungo i corsi dei fiumi e ne determinino l’intensità della corrente. E formino i mulinelli che all’improvviso si formano nei fiumi di queste vallate, come abbiamo visto ieri al Gorgas. E i gorghi sarebbero formati per l’ambiguità delle Aganis: a volte belle e generose, a volte creature orribili, da incubo. A ben pensare, però, rappresentano le caratteristiche di questo spicchio di Friuli, un po’ dolce, un po’ ruvido, pieno di mistero e di semplicità insieme. E’ sfuggente, è disponibile. In ogni caso, magnetico.E queste fantasie prendono corpo anche in una delle tante botteghe artigianali dove si lavora il legno. Seguiamo la strada verso il Vajont, e la neve si trasforma in pioggia ghiacciata, mentre quasi all’improvviso è calata la notte.

Superiamo Claut e iniziamo a salire verso Erto e Casso. Raggiungiamo la diga del Vajont dell’alto e nel buio vediamo da lontano due punti luminosi, che sembrano enormi occhi nel buio. Avvicinandoci capiamo che sono i fari posti sopra la diga e la loro luce è amplificata dal vapore acqueo che sale dal bacino della diga. Lasciamo la macchina nel parcheggio vicino alla chiesa che ricorda i morti del 9 ottobre 1963. Il termometro segnameno 8 gradi e ci dirigiamo verso la diga a piedi. Nevica ancora, fitto. Ci siamo fermati in silenzio a contemplare dall’alto l’ombra di quel colosso di ingegneria dentro una montagna gigante. Attorno alla balaustra che delimita l’area sono state appese tante bandierine quanti sono stati i bambini di meno di quindici anni morti quando un pezzo di monte Tocsi è staccato dall’alto, è caduto nel bacino della diga, ha sollevato un’onda che cancellato quello che ha incontrato in pochi istanti. Toc nel dialetto di queste parti significa “pezzo” e si utilizza per indicare qualcosa che si sbriciola, crolla. Frana. Il pezzo dal monte Toc è stato enorme 270 milioni di metri cubi di roccia, terra, alberi, sassi, minerali, arbusti, cespugli, animali. Tre volte il volume dell’acqua che la diga teneva a bada la sera del 9 ottobre del 1963. La frana è scivolata in 115 milioni di metri cubi di acqua ad una velocità di 108 chilometri all’ora. E si scatena l’onda. Che è balzata cento metri sopra la diga, cancellando Erto e Casso. E poi è tornata giù. La parte che non torna giù, va al di là. Esce dalla diga, la sbeffeggia lasciandola intatta, si incanala nella valle del Piave, puntaLongarone. Sono state 1910 le vite esplose all’istante. Oggi quella valle è tranquilla, la vegetazione è rinata. La comunità che la abita si è ripresa. La diga è ancora in piedi. Il monte Toc domina ancora la valle dal fiume Piave. Crediamo sia necessario ricordare quei momenti e visitare questo luogoCi scaldiamo in macchina e, parlando delle sensazioni che il Vajont ci ha dato, torniamo indietro, verso Barcis e il Rifugio Vallata. Il Rifugio è una casa barciana restaurata da meno di dieci anni. Una struttura caratteristica, dotata di una taverna dove mangiamo una ricca cena friulana, dove c’è un po’ di tutto: la pitina (carne di pecora), crostino di tarassaco, prosciutto di cervo, lardo (trentino), funghi sotto olio, riccioli burro. Poi passiamo al primo: gnocchi di zucca, pancetta croccante, amalgamato in una colata di formaggio. E poi arriva il Pastic… è una ricetta antica, ma parecchio.

[caption id="attachment_5519" align="aligncenter" width="580"]Il piatto di Barcis Il piatto di Barcis[/caption]

Da quanto ci raccontano addirittura la ricetta originale risale a metà del 1400. Si tratta di rape bianche, coltivate in loco, fermentate per una quarantina di giorni. La carne è cucinata da sola, lentamente, e a tre quarti di cottura, sono aggiunte le rape. Il gusto della carne è esaltato, senza che sia speziato.

Si chiude una giornata intensa, tra acqua e aria, dentro un bosco del Parco Naturale delle Dolomiti, mentre il lago di Barcis si addormenta tranquillo sotto i fiocchi di neve. Ci concediamo una grappa, mentre da qualche parte qualcuno ascolta Sweet Child O’ Mine dei Guns’n'Roses.

Sapete una cosa?

Qui in Friuli, anche se magari oggi c’è stato parecchio freddo, si riscopre la bellezza delle cose essenziali, del tempo lento e di una fragorosa risata dopo una giornata intensa.

Ciao, Alberto

(continua…)

Blogger per cibo e per vino da Gorizia a Trieste
Castello di Gorizia

Ci rimettiamo in auto per raggiungere Gorizia: facciamo un pit-stop da Enereco per il noleggio dell’auto elettrica Birò prodotta in Friuli Venezia Giulia da Estrima. E’ un mezzo ideale per muoversi in città e si parcheggia con grande facilità. Ci piace soprattutto perché è ecologica e divertente! Arriviamo in cima al Castello di Gorizia e ci godiamo un panorama a 360° su case, monumenti, chiese e paesaggi. Il Castello è racchiuso in un borgo di origine medievale, che custodisce anche la quattrocentesca Cappella di Santo Spirito: rimaneggiato nel corso dei secoli a causa di guerre e distruzioni, la sua ricostruzione è datata agli inizi del ‘900. Oggi è il simbolo della città mitteleuropea e meta del turista che ama approfondire la storia di un luogo ed immergersi nel fascino dei secoli.

[caption id="attachment_5534" align="aligncenter" width="300"]Castello di Gorizia Castello di Gorizia[/caption]

Scendendo verso il centro cittadino passiamo davanti a Via Rastello e a Piazza Vittoria, bellissimi scorsi di una cittadina a dimensione d’uomo. Poco distante ci attende la visita al laboratorio di scultura dell’artista Paolo Figar: in questo periodo le sue opere sono in mostra a Palmanova e prossimamente partirà una mostra a Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia. Noi approfittiamo del suo spirito di accoglienza e lo andiamo a trovare nel suo “quartier generale”, dove ammiriamo alcune sue opere e assistiamo in diretta al suo lavoro. Si tratta di creazioni originali che fanno volare la mente con la fantasia poiché frutto loro stesse di immaginazione e maestria.

[caption id="attachment_5535" align="aligncenter" width="300"]Laboratorio artistico di Paolo Figar Laboratorio artistico di Paolo Figar[/caption]

Visto che ci piace essere eclettici, dall’arte contemporanea passiamo nuovamente alla storia! Riportiamo la Birò al suo concessionario e, ripresa l’auto “normale”, ci dirigiamo verso Farra d’Isonzo (GO) per visitare il Museo della documentazione della civiltà contadina friulana. Questo luogo è un piccolo museo che custodisce le tradizioni rurali delle comunità locali che risalgono ai secoli ‘800 e ‘900: racchiuse al suo interno le ricostruzioni dei locali dell’epoca dalla cucina alla cantina, i mestieri di un tempo come il fabbro ed il calzolaio, e i reperti legati alla religiosità, alla vita economica e ad attività ormai scomparse come ad esempio l’allevamento del baco da seta. Credo sia importante recuperare le radici di un luogo anche grazie a queste strutture che mantengono viva la memoria storica! Il museo poi è attivo tutto l’anno con laboratori dedicati soprattutto ai bambini e al turismo scolastico.

[caption id="attachment_5536" align="aligncenter" width="300"]Museo di Farra d'Isonzo Museo di Farra d’Isonzo[/caption]

La nostra giornata si chiude con la sosta per la cena ed il pernottamento presso la dimora storica con cantina ed agriturismo Baroni Codelli a Mossa (GO). La nostra camera è calda, ampia e comoda, la struttura è immersa nella natura e quindi nessun rumore disturberà il nostro sonno! Per cena gustiamo polenta con salsa ai porri e lubianska, tipica carne impanata d’influsso sloveno, accompagnando il tutto con il vino bianco Friulano e per finire un bicchierino di grappa della casa!

[caption id="attachment_5537" align="aligncenter" width="300"]Agriturismo Baroni Codelli Agriturismo Baroni Codelli[/caption]

Dopo un bel sonno ristoratore e la corsetta mattutina di Marco tra i vigneti del Collio (al suo rientro mi fa sapere che c’è una fantastica pista ciclabile che passa per la zona!), prendiamo armi e bagagli alla volta di Trieste per il mio ultimo giorno da #bloggerpercaso in Friuli Venezia Giulia. La nostra prima meta è l’immancabile Parco e Castello di Miramare alla porte di Trieste, uno dei parchi più belli d’Italia. Non servono descrizioni per questo posto, è sufficiente avvicinarsi alla sua florida vegetazione, alle sue bianche mura, al suo essere proteso tra cielo e mare per vivere l’emozione degli elementi naturali. Davvero Miramare è da visitare in ogni stagione e con ogni tempo, nulla scalfirà la bellezza che gli è data dalla sua posizione del tutto eccezionale.

[caption id="attachment_5538" align="aligncenter" width="300"]Castello di Miramare Castello di Miramare[/caption]

Per questa volta non visitiamo la città, ma risaliamo le zone del Carso triestino fino a Monrupino: in questo paese ogni anno dispari si festeggiano le Nozze Carsiche, un vero e proprio matrimonio che si svolge come un evento aperto alla cittadinanza e a tutti e che segue i riti ed i costumi tradizionali del Carso. La cerimonia prende avvio dalla Casa Carsica, una dimora conservata tale e quale era all’inizio del ‘900 e che è un piccolo museo dedicato alla perpetuazione della storia del luogo, dove – proprio come a Farra d’Isonzo – sono riprodotte in modo originale le stanze e i locali della vita rurale d’inizio secolo. E’ alla Casa Carsica che ho il piacere d’incontrare la scrittrice Vesna Gustin, esperta di storia e tradizioni del Carso e che si spende in prima persona per accogliere i gruppi in visita a questo centro, trasmettendo loro il suo sapere e il suo entusiasmo. Ci segniamo in agenda la prossima data delle Nozze Carsiche, che si terranno in agosto 2013, e ci facciamo consigliare da Vesna un posto dove mangiare per pranzo.

[caption id="attachment_5539" align="aligncenter" width="300"]Casa Carsica Casa Carsica[/caption]

Andiamo nella Piazza di Monrupino, dove ha sede il ristorante Krizman, e assaporiamo un pasto tipico carsolino con jota (minestra locale), pollo fritto e ghibanizza (dolce d’influsso balcanico) innaffiato da vino rosso Terrano e per finire da un bicchierino di liquore al Terrano. Riprendiamo l’auto e percorriamo la strada che ci porta a San Dorligo della Valle (TS). Questo centro è conosciuto per la coltivazione dell’olivo e per la produzione dell’olio extra vergine d’oliva e nei mesi di ottobre e novembre il Frantoio Parovel è aperto per visite e per l’assaggio dell’olio nuovo. Euro Parovel, che in questi mesi è impegnato nella raccolta delle olive e nel seguire la lavorazione del frantoio, ci racconta che la varietà autoctona è la Bianchera, che dà vita ad un olio evo dai begli aromi, carico di gusti e piccante. Si tratta di una produzione di nicchia che ha ottenuto anche la Dop, unica in Friuli Venezia Giulia nel caso dell’olio, e che riguarda la Provincia di Trieste ed è denominata Dop Tergeste.
E’ pomeriggio inoltrato, il nostro week-end si conclude qui e non ci resta che rientrare a casa con un bagaglio colmo di memorabili ricordi, di esperienze vissute e di incontri che ci hanno svelato un po’ dell’anima del Friuli Venezia Giulia, la sua autenticità e la sua umanità.

[caption id="attachment_5540" align="aligncenter" width="300"]Olive al frantoio di San Dorligo Olive al frantoio di San Dorligo[/caption]

(Leggi il diario del primo giorno di viaggio tra Ramandolo e Cormons)

Una blogger… per cibo e per vino tra Ramandolo e Cormons!
Ramandolo

“Si viaggiare…dolcemente viaggiare, rallentare per poi accelerare con un ritmo fluente di vita nel cuore…”. Vi ricordate la canzone di Battisti?

La festa della zucca a Venzone
festa_della_zucca_venzone

Nella prima parte del suo diario di viaggio in provincia di Udine, Valentina ci racconta il fascino di Cividale del Friuli e… gli abbinamenti perfetti con il Piccolit! Continuiamo il suo percorso “TASTE”!

Il fascino di Cividale del Friuli… e “gli abbinamenti perfetti” con il Picolit
Degustazione erborinati in abbinamento ai Picolit Aquila del Torre

È mattino presto e piove. Fra me e me penso: non potrà piovere all’infinito E invece mi sbagliavo… Purtroppo! Partiamo in auto, una 508RXH gentilmente messa a disposizione dalla Peugeot Italia, che dopo 4 ore di viaggio sotto un cielo minaccioso, ci porta a destinazione: l’azienda Aquila del Torre nella frazione di Savorgano del Torre a Povoletto (UD).

Il tempo di riprenderci dal viaggio e siamo pronti per iniziare il nostro itinerario “Taste” nella provincia di Udine. A tal proposito, è già ora di pranzo e io avevo programmato di mangiare a Cividale del Friuli, ma dobbiamo fare una prima modifica ai nostri piani.
Francesca dell’Aquila del Torre, vista l’ora, ci consiglia di mangiare in un posto più vicino: il Val Rojale, specializzato in carni cotte al fogolar, il tradizionale focolare domestico intorno al quale si riunivano, soprattutto al momento del pranzo, le donne, gli anziani e i bambini. Il fogolar si trova proprio al centro della sala in cui mangeremo e al primo impatto è molto suggestivo: sembra un enorme champignon… che buffo!

[caption id="attachment_5426" align="aligncenter" width="387"]Il fogolar Il fogolar[/caption]

Qui assaggiamo un antipasto a base di porcini e poi i famosi cjarsons, piatto tipico della Carnia ma diffuso anche in queste zone: sono ravioli dal particolare contrasto dolce del ripieno (nel nostro caso pere e frutta secca) e salato del condimento (burro fuso, ricotta affumicata, qui chiamata scuete fumade e una spolverata di cacao), il tutto accompagnato da un bicchiere di merlot della casa. Il calduccio emanato dal fogolar è davvero piacevole, ma noi dobbiamo proseguire il nostro itinerario.

[caption id="attachment_5428" align="aligncenter" width="387"]Cjarcions Cjarcions[/caption]

ECCOCI A CIVIDALE DEL FRIULI

Arriviamo a Cividale del Friuli scortati da nubi che non promettono niente di buono, infatti, dopo la pioggerellina si scatena un temporale in piena regola! Cerchiamo di vedere i luoghi simbolo della capitale longobarda del Friuli: iniziamo con Piazza Paolo Diacono, perla incastonata fra palazzi di varie epoche e stili diversi, poi passiamo davanti al Duomo dedicato a Santa Maria Assunta, crollato a causa di un terremoto all’inizio del 1500 e ricostruito in stile rinascimentale dall’architetto Pietro Lombardo. Proseguiamo attraversando il Ponte del Diavolo, da cui si gode una vista suggestiva e vertiginosa sul fiume Natisone, che mi colpisce subito per il colore delle sue acque cristalline. Esiste una leggenda legata al Ponte del Diavolo, lo sapevate? Ve la racconto in breve… Si narra che il Diavolo avesse chiesto, in cambio dell’agevolazione alla costruzione del ponte, l’anima del primo essere che vi fosse transitato. Ma i cividalesi, popolo furbo, appena terminato il ponte, fecero passare per primo un cane e in questo modo risparmiarono le anime umane.

[caption id="attachment_5431" align="aligncenter" width="387"]Vista sul Natisone dal Ponte del Diavolo Vista sul Natisone dal Ponte del Diavolo[/caption]

Cividale del Friuli, fondata da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii, da cui deriva il nome della regione, divenne la capitale longobarda del Friuli e per questo motivo conserva importanti testimonianze monumentali, artistiche e culturali di quel tempo. Fra queste spicca il Tempietto Longobardo, costruito nel VIII secolo nel luogo in cui un tempo sorgeva la gastaldia e cioè il palazzo del gastaldo, signore della città. Poi venne trasformato in un monastero, per questo motivo rinominato oratorio di Santa Maria in Valle. È composto da un’aula con base quadrata e volte a crociera: bellissimi gli stucchi, mi colpiscono soprattutto quelli della lunetta della porta che raffigurano intrecci di grappoli d’uva.

Poi andiamo al belvedere e rimaniamo a bocca aperta per lo splendido panorama sul fiume Natisone, visto da un’altra prospettiva. Sulle acque chiare nuotano anatre e cigni… che spettacolo!

[caption id="attachment_5429" align="aligncenter" width="580"]Il fiume Natisone dal Belvedere Il fiume Natisone dal Belvedere[/caption]

Ma si è fatto tardi e dobbiamo andar via perché ci aspetta una bella visita in cantina più degustazione vini dell’azienda Aquila del Torre.

Una volta arrivati, veniamo accolti da Pier Francesco, marito di Francesca e responsabile accoglienza dell’azienda, che ci porta a fare una visita fra i vigneti prima che cali il buio. Il paesaggio è davvero molto bello: filari di vigneti dalla foglie dorate si perdono a vista d’occhio sulle colline e nei cosiddetti “teatri naturali”, dove si concentra il calore e le uve maturano bene. L’Aquila del Torre è un fondo composto da 18 ettari vitati e 66 ettari di bosco. I vitigni coltivati sono il Picolit, il Riesling, il Friulano, il Sauvignon Blanc, il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Merlot… Insomma, i migliori vitigni autoctoni uniti agli internazionali, che qui trovano il terreno ideale per produrre uve da cui nascono ottimi vini. Nel bosco, indispensabile per la biodiversità, troviamo querce, carpini e agrifogli e una fauna composta da lepri, ramarri, cinghiali, caprioli, tassi, poiane e anche scoiattoli… Proseguiamo poi con la visita in cantina. Pier Francesco ci spiega con passione le fasi e i macchinari della vinificazione in bianco e in rosso e poi vediamo anche le uve di Picolit in appassimento nel fruttaio. Tutto molto interessante!

[caption id="attachment_5427" align="aligncenter" width="580"]Degustazione Picolit presso l'Azienda Aquila del Torre Degustazione Picolit presso l’Azienda Aquila del Torre[/caption]

La visita termina con una degustazione curata da Francesca, che ci accoglie nel bel salone con camino del b&b Oasi Picolit dell’azienda. Degustiamo nell’ordine un Picolit vinificato in secco (una chicca che solo questa azienda produce) e due annate di Picolit vinificato in dolce (2008 e 2000), il tutto accompagnato da un piatto di anatra confit con pere caramellate e un bellissimo, oltre che gustoso, tagliere di formaggi erborinati serviti con miele, gelatina di picolit, mandorle e uva. Che delizia e che magia gli abbinamenti proposti! Dopo qualche piacevole chiacchiera ci ritiriamo per andare a dormire. Domani sarà un’altra giornata alla scoperta della provincia di Udine e dei suoi sapori e dobbiamo essere in forma!

SAN DANIELE DEL FRIULI E IL SUO PROSCIUTTO D’ECCELLENZA

Sveglia presto, colazione leggera e si parte direzione Fagagna: in programma c’è la visita all’Oasi Avifaunistica dei Quadris ma probabilmente salterà causa maltempo! Passeremo comunque da Fagagna per vedere il luogo di elezione delle cicogne, dove vivono e soprattutto nidificano. Lungo la strada incontriamo infatti alcuni grandi nidi in cima ai pali… Che spettacolo della natura! Come temevo, siamo costretti a fare una deviazione di percorso: diluvia e preferiamo non visitare l’oasi… Ci fermiamo per scattare qualche foto e poi si riparte!

La nostra prossima tappa è San Daniele del Friuli: qui visitiamo il prosciuttificio artigianale Prolongo, dove Arianna, la figlia del proprietario dell’azienda, ci mostra tutte le fasi di produzione del San Daniele Dop, prodotto di eccellenza riconosciuto a livello internazionale. San Daniele è un luogo ideale per produrre prosciutto grazie al microclima dato dai venti di montagna freschi e aromatici e dalla brezza di mare più calda e umida che viene dall’Adriatico. Inoltre, il fiume Tagliamento incanala queste brezze e mantiene bene l’umidità. La primissima fase avviene nel cosiddetto periodo vernengo (ottobre, novembre) ed è quella del ricevimento delle cosce fresche che per legge devono provenire da maiali nazionali.

La fase successiva è quella della salagione: le cosce vengono massaggiate con il sale marino sia manualmente e sia con macchinari per eliminare i liquidi della carne, per poi essere cosparse di sale e messe nella cella frigorifera. Si passa poi alla pressatura, in cui le cosce vengono messe le une sulle altre per eliminare ancora i liquidi e rendere la carne più compatta. Le cosce passano in una cella di sosta (per 3 mesi), per poi arrivare nel salone di pre-stagionatura dove non ci sono impianti di condizionamento ma solo finestre per permettere un’asciugatura naturale. Intorno al quinto mese c’è la fase della stuccatura, in cui la parte della coscia senza cotenna viene coperta da un impasto fatto con sugna, farina di riso, sale e pepe. Al nono mese i prosciutti passano in cantina e quando hanno raggiunto la stagionatura minima di 13 mesi, vengono controllati da un ente esterno e se valutati positivamente vengono marchiati. Al termine della visita facciamo un piccolo aperitivo offerta dall’azienda e assaggiamo il prosciutto San Daniele Dop Prolongo: molto saporito… si scioglie in bocca!

Ma è già ora di pranzo e decidiamo di proseguire il nostro percorso enogastronomico proprio in una prosciutteria: optiamo per la storica Ai Bintars. Ordiniamo un tagliere di prosciutto crudo San Daniele Dop (questo è prodotto dal Prosciuttificio Zanini) accompagnato da sottoli vari e formaggi freschi. Tutto molto gustoso ma non sono soddisfatta: sono curiosa di sapere la storia di questo posto… Così esce fuori la rompiscatole che è in me e chiedo di parlare con il proprietario. La mia richiesta è presto soddisfatta: arriva il signor Primo, proprietario della prosciutteria, e ci racconta come tutto ha avuto origine. Dopo il terremoto del 1976, la locanda del signor Primo era una delle poche rimaste in piedi e trovandosi proprio davanti all’ospedale di San Daniele del Friuli, diventò in breve tempo un punto di ristoro per tutti. Per riuscire a soddisfare le tantissime richieste, si decise di offrire come pasto principale il prosciutto: veloce da preparare e nutriente. Nacque così la prima prosciutteria in Italia… anzi nel mondo.

Dopo pranzo visitiamo il centro storico di San Daniele del Friuli: ammiriamo il Duomo di San Michele Arcangelo, consacrato nel 1806, con una facciata di ispirazione palladiana dell’architetto Domenico Rossi. Proseguiamo con la visita della Chiesa di Sant’Antonio Abate, con una facciata in stile gotico veneziano. All’interno scopriamo un bellissimo ciclo di affreschi eseguito tra il 1497 ed il 1522 da Martino da Udine, conosciuto come Pellegrino da San Daniele. La nostra ultima tappa è la Chiesa di San Daniele in Castello, con edificio settecentesco mentre il campanile risale al 1486 ed è stato realizzato adattando una delle torri dell’antico castello.

Lasciamo poi San Daniele del Friuli e partiamo alla volta di Venzone dove ci attende una festa tradizionale molto suggestiva…

La natura è una galleria d’arte
farfalla

(…continua)

Dopo due splendide giornate di sole, il nostro ultimo giorno ci ha svegliati con una pioggia piuttosto insistente e quindi abbiamo dovuto rinunciare al sentiero del Dint, nella Riserva Naturale della Forra del Cellina, e ci siamo diretti nella Grotta Gigante, nei pressi di Sgonico. Le visite sono guidate ed è necessaria almeno un’ora, si entra scendendo (e quindi poi si esce risalendo!) 500 gradini. Dal nome già è possibile intuire la sua immensità che infatti le ha fruttato il Guinness dei primati, come la più grande grotta turistica al mondo. A scolpirla sono state immense portate d’acqua e cascate che scorrevano qui a partire da dieci milioni di anni fa. La nostra guida ha ripetuto più volte che i tempi in grotta sono estremamente lenti tanto che per creare una stalagmite di 12 metri sono stati necessari 250mila anni. Una stalagmite quindi cresce di 4,8 mm ogni cento anni. Incredibile pensare che la nostra vita si consumi in meno di 4,8 mm di stalagmite.
grotta-gigante

Mi fermo a pensare: ma come si misurano 250mila anni? Non sono portata per la matematica, quindi la smetto con queste elucubrazioni e mi concentro su cose più semplici come le sfumature di colori, dal rosa, al rosso, al giallo e ai muschi e licheni, che qui hanno trovato il luogo ideale dove crescere, umidità al 97%, 11° gradi constanti e la luce delle lampade per la fotosintesi. Una vera e propria pacchia per muschi e licheni, inoltre la nostra guida diceva che noi siamo “portatori di spore” e che quindi ne crescono sempre di più. Anche in questo caso non voglio approfondire né immaginarmi come un autobus per spore. Quindi usciamo e ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa: “la Casa delle Farfalle” a Bordano. Arriviamo in questo piccolo paese sulla destra del Tagliamento, alle pendici del monte San Simeone, con circa un’ora di macchina. Un luogo del tutto singolare. Sì, perché qui, di fatto, siamo in una vera e propria foresta con variopinte farfalle, pappagallini, una tartaruga gigante, camaleonti e iguane; le condizioni climatiche e la vegetazione riproducono quelle dei Paesi di provenienza (Amazzonia, Indo-Australia e Africa) e le farfalle, perfettamente a loro agio, gironzolano intorno a te con fare civettuolo. Ci tengono a farsi ammirare. Provengono tutte da allevamenti distribuiti nei paesi tropicali e vengono trasportate durante lo stadio di crisalide. Arrivate a Bordano, in un periodo compreso tra l’una e le tre settimane, compiono la metamorfosi. Vederle nascere è emozionante e vederle volare ancora di più. La casa delle farfalle, oltre ad acquistare da ambienti tropicali circa 25mila crisalidi l’anno assicurandosi che un’equa percentuale di introito venga riconosciuta agli allevatori, contribuisce a sostenere queste popolazioni con prodotti del commercio equosolidale in vendita nello shop ed è impegnata in progetti sociali. Una ragione in più per andarla a visitare.

farfalla 1

Prima dell’uscita poi è d’obbligo una visita all’esposizione “gioielli a sei zampe”: se prima di entrare pensavate che gli insetti fanno ribrezzo, uscendo avrete cambiato idea. Piccoli capolavori della natura con forme e colori che possono superare la più fervida immaginazione sono esposti in questa galleria d’arte naturale. Gli esemplari provengono prevalentemente dalla Nuova Guinea, dalla Malesia, dalla Thailandia e dal Costa Rica e sono presentati come fossero gioielli di grande pregio. Sono belli come pietre preziose, forse di più. Abbiamo terminato la visita e anche il nostro itinerario in questo magico Friuli Venezia Giulia è giunto al termine. Torno a casa con le mie convinzioni completamente stravolte e adesso apprezzo anche animali spesso calunniati come pipistrelli e insetti perché in realtà sono bellissimi, o almeno simpatici. Ma più di tutto apprezzo ciò che a noi esseri umani sembra tanto intimorire: il silenzio. Il silenzio di una grotta, di una chiesa antichissima, di una riserva naturale e, infine, di un volo coloratissimo di una farfalla. Sì, mi sento una farfalla ora, anch’io ho subito una metamorfosi in questi giorni. Il silenzio aiuta a guardarsi dentro. Torno a casa senza pensieri, con la testa leggera e con gli occhi illuminati dai colori e dalla natura di questa terra. Crocevia di culture, somma di bellezze.

Serena

(leggi prima il diario della prima giornata e della seconda giornata di viaggio)

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